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Poggio Sannita: alla scoperta di Caccavone

Per la rubrica “ScopriAmo il Molise”, oggi facciamo tappa a Poggio Sannita, piccolo paese dell’Alto Molise, al confine con l’Abruzzo, indicato come a rischio estinzione a causa dello spopolamento ma che ha una popolazione giovane e dinamica. Gode di un suggestivo panorama che sovrasta la valle del Verrino e quella del Sente e nasconde al suo interno tante altre ricchezze.

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La storia

L’origine dell’abitato di Caccavone, oggi Poggio Sannita, sembra da ricondursi all’alto medioevo, al tempo delle invasioni saracene, che tra l’860 e il 900 d.C. sconvolsero anche il Molise. Il feudo presentava nelle sue proprietà terriere piccoli monasteri, chiesette rurali e, secondo la tradizione, un monastero benedettino sul colle di San Cataldo, con varie badìe secondarie sui colli vicini, come testimoniano alcuni ritrovamenti di tombe e sepolcri.

In epoca angioina, nel 1269 venne fatto Barone di Caccavone un certo Paolo de Giga, soldato, investito direttamente da Carlo I d’Angiò. Stefano di Agnone fu il suo successore che quindi unificò i due castelli di Caccavone e Agnone. All’inizio del ‘700, con i primordi dell’Illuminismo, l’abitato fu costituito in “Università”, o meglio in municipio o comune, come oggi viene inteso. Nel 1799 l’Università fu compresa nel Distretto del Sangro e nel Cantone di Agnone. Dopo una serie di successioni, l’ultimo feudatario di Caccavone fu Carlo II Petra, quinto duca di Vastogirardi e quarto marchese di Caccavone, che succedette al padre Vincenzo nel 1806, anno stesso in cui il Re di Napoli, Gioacchino Murat, abolì i diritti feudali, mantenendone però i titoli.

Il 17 aprile 1862 è una data significativa nella storia di Caccavone – Poggio Sannita. Appena un anno dopo l’Unità d’Italia ebbe luogo, infatti, un tragico evento che vide protagonisti molti valorosi cittadini poggesi, assieme ad altri di paesi vicini, che si batterono, nei pressi di Salcito, contro un gruppo di famigerati briganti. Dieci poggesi, con il sindaco dell’epoca Pasquale Antinucci, restarono uccisi. All’episodio fu dedicata la piazza principale di Poggio Sannita, denominata appunto p.zza XVII Aprile.

Origini del nome

Il Comune di Poggio Sannita, fino al 1922, era denominato Caccavone, nome proveniente dall’antico recipiente di rame, il “caccavo”, utilizzato per lavorare il latte nell’antica pastorizia locale. Poi, il 20 febbraio 1921, in piena epoca fascista, il Consiglio Comunale di Caccavone approva la storica delibera secondo la quale, poiché il nome del comune era troppo cacofonico, viene cambiato in “Vinoli”, secondo i prodotti tipici locali, vino e olio. L’anno seguente lo stesso Consiglio Comunale ritorna sulla questione e giudicando non sufficientemente caratterizzante il nuovo nome, considerato che nel territorio comunale vi era stata la presenza di accampamenti Sanniti, approva una nuova delibera con cui il nome del Comune viene cambiato in Poggio Sannita.

Cosa vedere

Palazzo Ducale

Il Palazzo Ducale è l’edificio storico più importante di Poggio Sannita. Fu edificato nel XV secolo come residenza dei Duchi di Caccavone e fu abitato fino agli inizi dell’Ottocento dalla famiglia Petra, duchi di Vastogirardi e marchesi di Caccavone. È chiamato dai poggesi “Palazzo Reale” perché si narra che una Regina di stirpe borbonica, del Regno delle due Sicilie, vi abbia soggiornato, per breve tempo, in occasione di una visita nella zona.  Dopo l’abbandono e la perdurante incuria che avevano condotto il palazzo a poco più di un rudere, il Comune di Poggio Sannita ha intrapreso una impegnativa opera di restauro e di recupero che lo ha portato, nel 1994, alla riapertura al pubblico.

L’edificio è strutturato su quattro piani molto ampi e conta, oltre a quello principale, altri tre ingressi. È caratterizzato da una imponente facciata interamente ricostruita in pietra locale ed esposta a Nord-Ovest, da dove  si può apprezzare una vista dominante la zona che va dalla valle del Verrino fino a Capracotta. Attualmente è sede della biblioteca comunale, dell’ufficio della protezione civile ed è dotata di una sala convegni. Al terzo piano è allestita una mostra fotografica permanente di immagini antiche del paese dal titolo “Poggio Sannita: i luoghi e le persone”. 

Il centro storico

Intorno alla Chiesa Madre di S. Vittoria si dipana il centro storico con vicoli, piazzette, stradine caratteristiche e antiche: via Cosmo de Horatiis che prende il nome dal cittadino più illustre di Poggio, insigne medico, chirurgo e omeopata; il caratteristico larghetto Ospedale così chiamato poiché sede di un antico ospedale denominato Santa Caterina ove trovavano riparo viandanti, mendicanti e gli indigenti del tempo; la Salita Regina Margherita quale antica strada che collega il centro storico con la chiesetta della Madonna delle Grazie; via Castello, la strada più antica del paese, collega la chiesa madre al palazzo ducale. Lungo questa strada si ergono la vecchia torre campanaria e, all’estremità opposta, la torre dell’orologio da poco restaurata;  si ricorda la centralissima Piazza XVII Aprile, luogo di ritrovo più frequentato di Poggio Sannita dove vi si trova una fontana decentrata verso Nord e da qui, volgendo lo sguardo verso Sud si può apprezzare una vista panoramica dei dintorni del paese.

A pochi passi dalla piazza principale si trova il Monumento ai caduti che riporta su una lastra di pietra i nomi dei cittadini poggesi morti in guerra; davanti a questa si trova un cannone originale austriaco risalente al periodo bellico. Di particolare interesse storico si ricorda il borgo Calvario che, in passato, è stato sede delle attività artigianali del paese con botteghe di calzolai e fabbri (in gergo chiamata “porta ferraia”); inerpicandosi lungo la salita del borgo si arriva al Belvedere “Colle Calvario” sede della villa comunale nonché punto più alto del paese. 

Chiesa di Santa Vittoria

La chiesa di Santa Vittoria è la chiesa principale di Poggio Sannita, posta nel cuore del paese e dedicata a Santa Vittoria, molto venerata nel paese. La chiesa attuale non è quella originaria medioevale; fu costruita probabilmente nel primo medioevo all’epoca dell’edificazione del Palazzo Ducale. Fu distrutta dal violento terremoto che sconvolse la diocesi di Trivento nel 1720 e nel 1725 fu ricostruita in breve tempo e infine fu ampliata ad opera del duca Giuseppe Maria Petra nel 1762. La chiesa si presenta a tre navate asimmetriche, a croce latina, poggianti su un basamento di roccia.

Il piano attuale è sopraelevato, e soggiace su un terrapieno, che nel corso degli ulteriori rifacimenti intervenuti, ha coperto l’ossario sottostante, in cui presumibilmente venivano sepolti i duchi di Caccavone e parenti della nobiltà. Di pregevole fattura sono i dipinti delle Anime Purganti, dell’Ultima Cena e di Sant’Antonio abate; vi si trova inoltre il reliquiario, con un’urna contenente un osso del braccio di San Prospero martire, patrono di Poggio Sannita. Di rilevante importanza artistica, il pulpito, l’altare maggiore, l’acquasantiera, la statua di san Prospero (1764) e soprattutto lo storico organo (1769) capolavoro di Francesco D’Onofrio.

Chiesa di San Rocco

È la seconda chiesa per importanza del paese, ed è dedicata a San Rocco, anch’esso molto venerato insieme a santa Vittoria, San Cataldo e Sant’Antonio abate. Particolarmente belle sono le decorazioni dell’altare dedicato al santo in stile tardo barocco. La struttura della chiesa risale al tardo seicento. La volta è decorata da un affresco del 1963, opera di Pierino Di Pasqua, raffigurante la scoperta che il duca, padre di San Rocco, fa del figlio, ormai morente, nelle prigioni del suo castello.

Chiesa di Santa Lucia

Questa chiesa è una piccola cappella extra moenia dell’ultimo secolo. In origine cappella privata edificata da Giuseppe Mastronardi ed appartenente ai suoi discendenti fino agli anni Settanta, epoca in cui dagli stessi fu donata alla parrocchia. La struttura non presenta nessun elemento notevole eccetto la statua di Santa Lucia, venerata la prima domenica di Giugno. In tale occasione la tradizione locale vuole che siano benedetti gli automezzi in quanto Santa Lucia, patrona della vista, è invocata anche come protettrice degli automobilisti. Fino agli anni settanta nel giorno della festa si teneva un’importante fiera detta “Fiera di S. Lucia”.

Chiesa della Madonna delle Grazie

Chiesa situata fuori il paese, fu edificata intorno al 1590;  In origine era ad una sola navata mentre quelle laterali furono aggiunte in seguito per sostenere quella centrale. Nel 1720, dopo la distruzione della Chiesa di S. Vittoria, la piccola chiesa della Madonna delle Grazie funse da Chiesa Parrocchiale per cinque anni. Probabilmente conserva una cripta o un ossario ricoperto, oggi nascosta. Un tempo era anche meta di pellegrinaggio il 25 marzo, ricorrenza dell’Annunciazione del Signore, giorno in cui una tradizione (o meglio una superstizione poggese, ormai desueta), vuole che vi si recassero, passando per i campi spinati, i giovani fanciulli, per prevenire l’ernia.

Tradizioni e gastronomia

Numerose sono le feste religiose sentite dai poggesi, tra le quali la festa della Madonna delle Grazie il 25 marzo dove, a seguito della messa, non mancano processione e fuochi pirotecnici. Festa di Santa Lucia la 1ª domenica di giugno, festa della Madonna delle Grazie il 2 luglio, San Rocco il 16 agosto, molto venerato dai poggesi che viene festeggiato anche con giochi popolari, San Cataldo il 17 agosto con fuochi pirotecnici esposizione di prodotti tipici e grande festa nella contrada omonima. A seguire il 21 agosto festa di San Prospero patrono, l’ultimo sabato di settembre si festeggia San Domenico mentre l’ultima domenica di settembre festa della Madonna delle Grazie. Infine 23 dicembre si festeggia Santa Vittoria.

Tra i prodotti tipici del paese troviamo l’olio d’oliva, di altissima qualità e genuinità per la cui valorizzazione il comune ha aderito al consorzio “La città dell’olio”, il vino (fino a poco tempo fa celebrato in una famosa “Sagra dell’Uva) e il miele, prodotto artigianalmente da alcuni poggesi. Negli ultimi anni notevole importanza sta avendo la raccolta del tartufo presente in qualità pregiata sul territorio poggese.

I piatti tipici del paese sono rappresentati da: le sagne a pezzate (lasagne sciolte a pezzi), i cavati (gnocchetti), i cic lievt (pasta tipica lievitata), le pallotte cacio e ova (polpette di uova e formaggio) e i magliatiell (torcinelli di carne d’agnello) oltre ad insaccati vari di qualità.

 

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