Jelsi, non solo grano…

Andare a Jelsi è sempre un piacere; vuoi perché ormai sono anni che ci vado spesso, vuoi il legame con alcune persone, vuoi per l’amore verso la festa del grano.

E Jelsi mi ripaga sempre con qualcosa di nuovo, con qualche emozione nuova.

L’attuale posizione delle abitazioni è sparsa su di un piacevole e panoramico colle, da cui si può ammirare la valle del Fortore ricca di oliveti e di appezzamenti agricoli. Il centro storico, nucleo originario, è posto su un rilievo collinare ed ha conservato le caratteristiche del borgo medievale; è limitato a nord dalle mura di cinta e da una prominenza collinare, ad ovest dal corso della fiumara Carapello, ad est e a sud da due incavi della fiumara.

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Cenni storici

Alcuni ritengono che Jelsi sia stata fondata da alcune colonie di zingari e per questo veniva chiamata, nel 1494, “Terra Gyptie”; altri invece sostengono che il paese abbia avuto origine dalla tribù degli Zingani, appartenenti al popolo dei Bulgari. Nei registri agioini è detta “Gittia”, subito dopo l’epoca angioina, “Gitium”, nel 1404 “terra Gyptie”, “Gelzi” o “Gelizza” in alcuni documenti del ‘600, forse in riferimento ai gelseti di cui la zona è ricca.

Le prime notizie sicure di Jelsi si hanno nel periodo angioino, nel 1269, nel Libro delle Donazioni di Carlo I d’Angiò, morto nel 1285 a Foggia. Nella Donazione, il feudo viene dato a Bertrando di Belmonte. In seguito si alternano nel titolo del feudo i Sanfromondo, gli Oddone Severiano, i Gambatesa, i Carafa, i Pavesio e, infine, nuovamente i Carafa.

Cosa vedere

Il centro medievale ha una forma a fuso, nata da un impianto urbanistico di epoca romana; si vede ancora chiaramente il decumano (Via S. Andrea), invece il cardo è poco riconoscibile per la sovrapposizione del tessuto medievale.

Il centro storico del paese è ubicato su uno sperone di calcare a strapiombo sul Carapelle e racchiude le emergenze architettoniche più antiche; in largo Chiesa madre si affacciano la Chiesa Madre di S. Andrea Apostolo (XI sec.) divisa in tre navate, fatta ricostruire dopo il terremoto del 1805 ed integralmente restaurata nel 1864, il Palazzo Ducale dei Carafa (XVI sec.), costruito su una precedente struttura del 1517. Da vedere è anche la Cripta della SS. Annunziata (XIII sec.) con i suoi affreschi del XIV secolo della scuola di Giotti e Pietro Cavallini di cui uno quasi un unicum in Italia, una rappresentazione del Cristo rappresentato nudo in età adulta.

Nel resto del paese si possono apprezzare: il palazzo Valiante, la casa Pinabello, il palazzo Civico, la fontana dei delfini ed a pochi chilometri dal centro abitato il Santuario Santa Maria delle Grazie con l’annesso Convento dei Frati Francescani, parte del quale diventato Museo del Grano. Altro da vedere sono le Grotte di Civitavecchia, il Parco paleontologico, Colle San Pietro e il Parco “Valle del Cerro”. Poco fuori dall’abitato vi è un antico ponte romano ricostruito nel 1823.

Tradizioni e gastronomia

In occasione della festività di Sant’Anna si svolge la “Festa del Grano”, carri trainati da buoi e ricolmi di grano. Questo corteo percorre le vie del paese fino a giungere alla località “aia di Sant’Anna” dove il grano viene benedetto e trebbiato. Alcuni carri poi partecipano ad una gara per l’assegnazione del premio per il carro più bello.

Altra importante tradizione, questa volta legata al carnevale, è quella dell’Uomo Orso. Nel corso dell’anno si tengono fiere di bestiame e merci varie.

Da qualche anno, inoltre, si tiene la “Sagra du Funnateglie”.

Numerosi sono i piatti tipici jelsesi. Il principale e più famoso è senz’altro u funnateglie; anche il baccalà, proposto in diversi modi, però, si fa apprezzare.

Fanno parte della gastronomia jelsese poi i “cauzuni”, dolci rustici preparati con la pasta sfoglia e farciti con passata di ceci e miele e la “mpanatella”, verdure miste candite con lardo e pizza di farina di granoturco.

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