Sagra dell’Uva di Riccia: quando il vino diventa tradizione

Le tradizioni, si sa, sono l’anima di un popolo e riguardo la “Sagra dell’Uva“, Riccia è l’unico paese molisano a conservarla.

L’origine della sagra è legata ai riti che si svolgevano a Roma in onore del Dio del vino Bacco; a Riccia, invece, l’inizio è da collocare nei primi anni ’30, quando il regime fascista dispose che le “Feste dell’Uva” fossero svolte in tutti i comuni della penisola. La prima edizione qui documentata risale al 1931.

Agli inizi la festa era molto semplice, con ragazze vestite da “pacchiane“, cesti di vimini ricchi di uva, carri addobbati da foglie e tralci di vite e ancora canti, suoni e distribuzione di vino. Nel corso degli anni, poi, c’è stato un susseguirsi di modifiche ed aggiunte fino agli anni ’60 quando ci fu un deciso salto di qualità e quando si decise di anticipare la festa rispetto alla tradizionale festa della Madonna del Rosario.

I carri, al pari di quelli allestiti per la Festa del Grano di Jelsi in onore di Sant’Anna, sono opere legate al lavoro, all’unione ed alla fede e necessitano di giorni e giorni di lavoro. Su di essi si trovano, neanche a dirlo, strutture e utensili che rimandano alla tradizione ed al vino, realizzati per la maggior parte con acini di uva.

Durante la giornata della sagra, poi, oltre alla caratteristica sfilata dei carri, gruppi di sbandieratori, artisti di strada, concerti, gruppi folk e degustazioni. Insomma, una giornata da non perdere per conoscere un nuovo paese del Molise e per scoprire una tradizione che è una festa dalla mattina a notte inoltrata.

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