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Roccamandolfi | Foto Paolo Pasquale

Roccamandolfi, a passeggio nella patria dei briganti

Roccamandolfi, a passeggio nella patria dei briganti. Scopriamo la storia, le bellezze e le tradizioni del paese matesino

Roccamandolfi, paese dell’area del Matese, sorge alle pendici del massiccio appenninico. Ricco di peculiarità che meritano e necessitano di essere conosciute, ha una storia molto importante, soprattutto nel periodo del brigantaggio.

La storia

Il paese, dominato da un castello medievale, anticamente sorgeva proprio in quella zona, Rocca Maginulfo. In tale castello si rifugiarono sia Ruggiero che Tommaso di Molise prima di essere distrutto dalle truppe di Federico II. Dominatori del feudo furono prima i Normanni e poi gli Angioini a cui seguirono varie famiglie fino al XVI secolo, quando l’intero feudo venne acquistato dalla famiglia Pignatelli.

Cosa vedere

Numerose sono le cose da vedere a Roccamandolfi. Detto già del castello medievale, restando lì nei pressi, quindi immersi nella natura incontaminata, possiamo ammirare ed attraversare il ponte tibetano…non per deboli di cuore! 

In paese, invece, vi sono diversi monumenti; prima fra tutte la chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore, al cui interno vi è un altare settecentesco ed una statua lignea realizzata dal Di Zinno. All’ingresso del borgo, invece, vi sono la croce viaria del XV secolo e la statua del brigante, dato che Roccamandolfi fu una delle patrie del fenomeno del brigantaggio.

Da menzionare, come già fatto in precedenza, la natura presente nella zona. Da ammirare vi sono numerose cascate e, riguardo il Matese, è da precisare che la cima del Monte Miletto (2050 m s.l.m.) ricade proprio in territorio di Roccamandolfi.

Cosa fare e cosa mangiare

Di cose da fare in paese ve ne sono a bizzeffe. Eventi più importanti sono “Rocka in Musica“, evento musicale estivo, “la gnoccata” in occasione del Patrono, San Giacomo, il 25 luglio, la “Festa del Pastore“, la “sagra del cinghiale” e quelle della lumaca, con relativi piatti tradizionali da gustare.

Paolo Pasquale

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