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Riccia - Foto Paolo Pasquale

Riccia, nell’area del Fortore tra storia e vino

Nuova tappa di #scopriamoilmolise; siamo a Riccia, nell’area del Fortore tra storia e vino

Proseguiamo con il nostro tour nei paesi del Molise; vi portiamo oggi a Riccia, paese famoso per la Festa dell’uva (qui l’articolo a seguito dell’edizione 2018 e qui il report fotografico) ma che racchiude in sé anche molto altro: storia, architettura e cultura in primis.

La storia

Poche sono le notizie storiche riguardo la sua origine, tuttavia alcuni ritrovamenti archeologici tendono a suffragare l’ipotesi che il territorio fosse abitato nell’antichità dai Sanniti; in seguito sarebbe divenuta colonia romana. Proprio da un insediamento romano deriverebbe il nome, i cui coloni provenivano dall’odierna Ariccia. Con il passare degli anni, l'”Aricia” romana divenne “Saricia”, come riportato nei diplomi del XII sec.; divenne poi “Ricia” e “Aritiae” negli atti del XIV sec. e “Ritia” nei decreti di Curia del XVII sec. In seguito     il nome passò all’attuale Riccia.

Nel XII sec. era feudo ecclesiastico del Monastero dei SS. Pietro e Severo di Torremaggiore; successivamente fu dominio della famiglia Di Capua per un periodo piuttosto lungo.

Cosa vedere

Caratterizzato da un centro storico molto suggestivo, ricco di stretti vicoli e di palazzi degni di nota, alla sua sommità si erge la torre cilindrica, con i beccatelli, ricordo dell’antico Castello medievale dei Di Capua. Sono molteplici i monumenti che ne testimoniano la multiforme e secolare successione di eventi.

Iniziamo proprio dal castello dei “Principi di Riccia“, i de Capua, che risale al tempo dei Normanni e che, sorgendo su un aspro dirupo, scende a picco sulle rive del torrente, mentre sull’altro versante si sale fino all’abitato. I resti della remota costruzione sono stati rovinati dal tempo e dalle stagioni: il portale è sormontato da una lapide, sormontato da due stemmi, uno dei di Capua, l’altro dei Chiaromonte. Nell’interno, vicino l’entrata, sorge il torrione circolare che conteneva la cannoniera e una torricella di vedetta. All’interno della fortificazione vi era il palazzo dei di Capua-Chiaromonte, sfarzoso, distrutto nel 1799 durante una sommossa popolare e nuovamente danneggiato sei anni dopo dal terribile terremoto del 1805.

Da visitare vi è anche la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, situata nel Piano della Corte, in vicinanza dei ruderi del castello. In essa si trova il vano di sepoltura dei Di Capua. Da visitare è anche la chiesa di Santa Maria Assunta, edificata nel XIV secolo. Della vecchia chiesa rimane ben poco perché nel corso dei secoli ha subito numerosi cambiamenti. Sono stati recuperati le strutture dell’abside, del campanile e il portale della facciata. Interessante da vedere è anche il Museo delle Arti e delle Tradizioni popolari, nonché, a qualche chilometro dall’abitato, il bosco “Mazzocca”, oasi di verde degna di visita da parte degli amanti della natura.

Tradizioni ed eno-gastronomia

Tante sono le tradizioni sentite: il 19 marzo, San Giuseppe, viene offerto ad amici e conoscenti un banchetto in onore della sacra famiglia; il 16 luglio viene organizzato una solenne processione a cui segue una grande festa per celebrare la Madonna del Carmine. Il 28 agosto, invece, viene festeggiato il Santo patrono Sant’Agostino; per l’occasione viene organizzata una corsa di cavalli nell’agro della Città. Tra settembre ed ottobre, invece, come detto, viene festeggiata la vendemmia con la Festa dell’Uva e la sfilata dei carri allegorici.

Paolo Pasquale

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