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Tra il grano e la cicoria, libro di Maria Fantini. Intervista all’autrice

Tra il grano e la cicoria, libro di Maria Fantini. Intervista all’autrice

Vi avevamo parlato di Maria Fantini in tempi non sospetti, all’epoca dell’apertura del suo blog Fabula Rasa, quando riportammo il racconto Belgio-Molise coast to coast di cui vi parlammo in questo articolo. Molti altri ne sono seguiti e da lì l’idea e la voglia di pubblicare un libro, cosa che si è effettivamente verificata, con l’uscita di “Tra il grano e la cicoria“.

Noi l’abbiamo incontrata e le abbiamo posto qualche domanda; ecco com’è andata.

Ciao Maria, perché non iniziamo con una tua presentazione; chi sei, cosa fai, cosa ti piace?

Sono un’economista, classe 1991, con la passione per la pianificazione strategica e le lingue straniere. Sono nata a Campobasso, ma mi sono “fatta adottare” da Amburgo (Germania) e Gent (Belgio), dove ho vissuto, per studio e per lavoro.

Come è nata la passione per la scrittura?

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In realtà non mi è venuta, è sempre esistita. Scrissi la prima poesia nel 1999 (8 anni) quando, dopo essere stata a Roma per la prima volta, rimasi così affascinata che decisi di scriverci una poesia.
E’ sempre stata, però, una passione segreta, in quanto esisteva perché esistevo io. Non dovevo espletarla perché era una parte di me, così come i contenuti personali. Mi sarei sentita nuda a farli leggere ad altri. Non mi definisco appartenente alla categoria di chi vive per scrivere, tanto meno a quella di chi scrive per vivere; semplicemente “vivo scrivendo”, senza chiedermi il perché, se lo faccio bene o male. Semplicemente: scrivo.

Quali sono i temi che ti attirano di più, perché e da dove trai ispirazione?

Mi attira tantissimo la vita quotidiana, la normalità. Mi piace perché mi piace l’idea di renderla un po’ surreale ed ironica.
Tra le ispirazioni ci sono principalmente la natura, le montagne, i posti nuovi e le persone strane; quando ci sto in mezzo mi fanno estraniare dalle cose normali della vita quotidiana.
Nei giorni feriali accumulo normalità, quando scrivo, invece, c’è una sorta di distacco ed immagino le cose in un modo più surreale e divertente.

Circa un anno fa hai aperto il blog Fabula Rasa, cosa è cambiato per farti decidere di aprirlo e cosa è cambiato in te da allora?

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Il blog l’ho aperto grazie alla spinta delle persone che mi hanno aiutato a fare questa scelta, persone che mi dicevano “potresti trarre soddisfazione dal giudizio di chi potrebbe leggerti”.
Andando a lavorare per una azienda che si occupava di blogging, poi, ho imparato un po’ di cose ed ho detto “perché no!”.
In me, invece, non è cambiato, stranamente, niente. Mi sento ancora nuda, ma il fatto che alle persone piaccia, che si rivedano e che sentano fortemente ciò che scrivo nelle poesie e che ridano dei miei racconti, mi fa sentire un po’ meno nuda.
Prima di premere il tasto “pubblica“, una volta terminata la scrittura, però, passano comunque due ore.

Come descriveresti il libro in poche parole?

“Mamma mia!” (ride…)
Per me è la visione ironica e disincantata del mondo dal punto di vista del Molise e del Molise dal punto di vista del mondo.
Tanta ironia che talvolta maschera un po’ di amarezza e quello che i tedeschi chiamano “Sehnsucht” (senso di ricerca).

Un’ultima domanda…ma perché “tra il grano e la cicoria”?

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Io dico sempre, perché tra il grano e la cicoria è dove tutto ha avuto inizio e dove tutto finirà, perché per me ha un duplice significato:

  1. tra il grano e la cicoria è il primo racconto che abbia mai scritto e che a 16 anni mi ha fatto vincere il primo concorso letterario a cui ho partecipato; da allora ho preso un po’ di fiducia in più ed ho voluto omaggiare quel periodo della mia vita;
  2. tra il grano e la cicoria, per me, è una metafora del Molise che è la terra che mi ha dato i natali e dove rimarrò per sempre, anche se sarò da un’altra parte.

 

 

Non resta che contattarla al blog o alla pagina Facebook e farsi (e fare) un bel regalo di Natale, promuovendo anche la nostra amata regione e tutte quelle persone che hanno voglia di fare, per se e per il Molise!

Paolo Pasquale

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