forlì del sannio
Forlì del Sannio | Foto Paolo Pasquale

Forlì del Sannio, tra Mainarde e alto Volturno

Forlì del Sannio, dalle Mainarde all’alto Molise

Incastonato in un fondovalle coronato da monti, Forlì del Sannio regala al visitatore molto più di ciò che si aspetterebbe da un piccolo paesino quasi al confine con l’Abruzzo. Le sue viuzze invece regalano scorci degni di nota e la vista dall’antico castello ci mostra la bellezza non solo del paese guardato dall’alto in basso, ma anche della natura che lo circonda.
Scopriamo dunque Forlì del Sannio in una lenta e scandita passeggiata, per “assaporare” suoni, profumi e colori che anche questo paese del Molise ci sa regalare.

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Prima di inoltrarci, però, vi lasciamo al post realizzato sulla pagina Facebook proprio in occasione della visita in paese. Per vederlo tutto basta cliccarci sopra.

forlì del sannio 

La storia

Il nome “Forli” deriva da Forum, luogo di parlamento pubblico o di mercato, poi trasformato in “Forulum Julii” (i fori dell’età cesariana), “Foruli” e “Forali”, fino all’attuale nome risalente al 1863, quando il Comune fu autorizzato a chiamarsi Forlì del Sannio per distinguerlo dal capoluogo emiliano.

Il paese vanta origini molto antiche, come testimoniato da una lapide romana ritrovata nell’agro di Santa Maria della canonica con l’iscrizione D.M.S./Lucceiae/ Saturninae/ C. Titiu/ C.T…/. Inizialmente fece parte della contea dei Sanniti; nel periodo longobardo appartenne alla contea di Isernia ed in seguito, durante il dominio angioino, fu annesso alla Badia di San Vincenzo al Volturno fino alla devastazione ad opera dei Saraceni. Nel 1395, invece, divenne feudo dei Carafa che hanno il merito (con Muzio Carafa) della costruzione del palazzo ducale (1618); in questo periodo il feudo visse il suo periodo più prospero. La stessa famiglia tenne il dominio fino all’eversione della feudalità.

Cosa vedere

Il paese, come detto, ha un palazzo ducale mentre, sulla sommità della rocca attorno alla quale si è sviluppato l’abitato, vi sono i resti probabilmente di un antico castello (esiste infatti Via Castello); è da vedere anche la chiesa Madre di San Biagio, costruita in epoca lontana e successivamente ristrutturata, che si presenta nella sua semplicità, con i suoi sette altari e l’interno diviso in tre navate. Da vedere è anche la chiesa di Santa Maria delle Grazie che forma un corpo unico con l’omonimo convento che oggi ospita il Municipio. Attigua ad essa vi è la cappella del SS. Sacramento. In contrada Macchia, inoltre, a ridosso del tratturo Pescasseroli-Candela, si trova il Santuario di San Giuseppe Moscati.

Nella parte alta del paese, sul sentiero che si inoltra in un fitto bosco chiamato “il giardino“, in quelle che erano le vaste tenute un tempo riservate alla caccia dei feudatari, troviamo la “caccetta“, oggi detta Piccionaia. In contrada Acqua dei Rangi, presso il monte di Castelcanonico, troviamo, a testimonianza delle antiche origini del paese, i resti di mura ciclopiche, vestigia di antiche abitazioni e le rovine della già menzionata chiesa di Santa Maria della Canonica, oltre a vaste tenute dei dintorni che pare un tempo fossero abitate.

Tradizioni e gastronomia

Per quanto riguarda eventi e tradizioni sono da menzionare la sagra del tartufo, la sagra del gambero e trota, la passeggiata ecologica, la sagra degli antichi sapori forlivesi e la sagra cazzariegl e fasciuol, pasta fatta a mano accompagnata da fagioli ed un bicchiere di vino locale.

Buone le scamorze ed i formaggi, gli arrosti di agnello e di capretto che si possono gustare nelle sagre e durante le manifestazioni come la “corsa con i cerchi”; ottimi anche i funghi ed i tartufi che si possono raccogliere nelle zone limitrofe boschive, ricche anche di sorgenti e di panorami mozzafiato.

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