Spaziare con lo sguardo dall’Adriatico al Tirreno, respirare aria purissima e camminare in compagnia di animali liberi? Tutto possibile sulle montagne del Matese! Più nello specifico è ciò di cui ho potuto godere durante la traversata del Monte Mutria, all’interno dell’Oasi di GuardiaregiaCampochiaro.

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Monte Mutria

Iniziamo il viaggio con un po’ di storia: il nome “Mutria“, di etimologia incerta, significa “dall’aspetto corrucciato“, “minaccioso”. Le etimologie del nome del vicino paese, Cusano Mutri, riportano una radice greca antica per “Mutri”: “tempestoso, coperto di neve“; etimologie della lingua dei Sanniti Pentri, riporterebbero Mutri(a) a Mutilie (mutilo, monco, troncato).

Il Monte Mutria è la terza vetta del massiccio del Matese ed è tra le più affascinanti per la bellezza dei luoghi e dei panorami che offre. Si trova al confine tra Molise e Campania e dalla vetta si dominano le valli del Tammaro ad est, del Calore Irpino a sud e del Volturno ad ovest.

Il Monte segna il confine di due Regioni (Campania e Molise), tre province (Benevento, Caserta e Campobasso) e cinque comuni (Cusano Mutri, Pietraroja, Piedimonte Matese, Guardiaregia e Sepino). Dalla cima, nelle belle e nitide giornate, si scorgono sia il mar Tirreno che il mar Adriatico.

Il Monte Mutria veniva considerato sacro dai Sanniti: nell’area a nord, tra Guardiaregia e Sepino, sorsero vari santuari, necropoli e siti (Sàipins, in loc. Terravecchia). Domina il settore orientale del massiccio, con una cresta che si sviluppa da Ovest verso Est per più di 8 chilometri attraverso 7 groppe arrotondate.

Il troncone occidentale affaccia sul Lago Matese (il lago carsico più alto d’Italia) e le cime della Gallinola e Miletto; in direzione Nord si scorge, oltre il Canalone di Cusano e la diga di Guardiaregia con le gole del Quirino, l’intero Molise; a sud si apre il panorama sulle civite di Pietraroja e Cusano Mutri, il Monte Erbano, il Cigno e, più lontano, il Vesuvio e la cima dei Monti Lattari. Racchiuso tra i bracci del Torrente Quirino a nord e quelli del Titerno a Sud, la montagna alimenta ogni anno, con la fusione delle nevi, numerose sorgenti.

Oltre ai panorami che si aprono verso il basso, sono spettacolari le ampie depressioni carsiche (doline), che in primavera si colorano per le numerose fioriture montane. D’inverno domina il bianco accecante della neve abbondate e i boschi che conducono alla cresta diventano vere e proprie gallerie di neve oltre i quali domina l’intenso blu del terso cielo del Matese.

La flora e la fauna del Mutria sono molto diversificate, più che sulle altre cime del Matese. E’ circondato da fittissimi boschi. Alle pendici settentrionali, sul sentiero che va da Guardiaregia verso il Monte Mutria, sorgono i “Tre Frati“, faggi secolari di quasi 500 anni. I lecci, aceri e tassi delle pendici cedono il passo a imponenti faggete e queste ai prati delle groppe sommitali.

Le genziane, i gigli di S. Giovanni, l’aquilegia, la belladonna, gli anemoni i nontiscordardime e le numerose specie di orchidee selvatiche arricchiscono e caratterizzano i prati ed i pascoli con incredibili sfumature; non mancano le fragoline di bosco, i mirtilli, i tartufi e porcini.

La ricca idrografia e vegetazione rendono possibile la riproduzione di numerose specie di mammiferi, dal lupo alla volpe, dal tasso al gatto selvatico allo scoiattolo; tra i rapaci è presente l’aquila reale, che nidifica nel Vallone dell’Inferno. Nelle faggete che salgono dal Molise, da Bocca della Selva e dal Pesco Rosito, non è difficile incontrare esemplari di Salamandra Pezzata o della piccola e rara Salamandrina dagli Occhiali.

Percorso

Prima di parlare del percorso nel dettaglio, bisogna dire che si tratta di una traversata di circa 17 chilometri, con un dislivello di quasi 700 metri in salita e 1000 in discesa per un tempo totale, soste incluse, di dieci ore. È necessario essere muniti di scarpe da trekking, vestiario adeguato e tanta acqua. I bastoni da trekking non sono indispensabili ma comunque molto utili. Passiamo ora a vedere il percorso.

Il sentiero si stacca dal rifugio La casella (1265m), posto di guardia borbonico deputato al controllo del Passo. Ci si inoltra subito in una faggeta e si prosegue nel bosco fino a Serra di Macchia Strinata (1520m), raggiungendola in circa un’ora e mezza. Qui il sentiero esce allo scoperto e la vista si apre sulla depressione del Lago del Matese e sulle cime che vi si affacciano. Si prosegue in cresta fino all’incrocio con il sentiero proveniente da Bocca della Selva che si segue fino alla vetta del Monte Mutria (1823 m), arrivandovi in circa un’ora.

La discesa, proseguendo verso sud, inizia avendo sempre di fronte il Palumbaro, monte tanto bello quanto selvaggio. Si rientra poi nel bosco di faggi, nuovamente presenti a causa della diminuzione di altitudine. Qui si potranno trovare licheni sui loro tronchi, indice di aria pulitissima e rocce sedimentarie con tracce di fossili (calcare con gasteropodi). Ciò è possibile in quanto tali montagne, nel periodo cretacico, erano sommerse dall’acqua della Tetide. Continuando la discesa si arriva al rifugio “Tre Frati” dove sono presenti tre faggi, il più anziano dei quali pare abbia oltre cinquecento anni, e che rimandano al brigantaggio.

Insomma, una giornata nella natura incontaminata tra storia e panorami incantevoli che almeno una volta merita di essere affrontata.

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