Tradizione sartoriale e rispetto per l’ambiente

Mario Iannetta Sartoria | Bojano | 3533528740 | [email protected] | www.marioiannettasartoria.com

Il Molise vanta un gran numero di tradizioni, molte delle quali legate ai mestieri. Tra questi c’è quello del sarto. Lavoro antico, nato addirittura nella preistoria con l’invenzione dei primi telai e che si è poi rapidamente evoluto come raccontato nell’articolo “Sartoria artigianale molisana“. Quest’arte, per fortuna, non è andata perduta. Anzi, oggi più che mai, viene tramandata.

Il merito è di Mario Iannetta Sartoria che in poco tempo si è “ritagliato” un ruolo da protagonista. Porta avanti quest’arte ma anche la sua storia, stando attendo a coniugare tradizione, innovazione e sostenibilità. Ma non solo, tra le mission c’è quella della divulgazione e della formazione di nuovi sarti.

Noi lo abbiamo incontrato e voluto intervistare. Mettetevi comodi, sarà un viaggio bellissimo tra le “pieghe” degli abiti e del Molise.

Mario, partiamo dalla nascita della tua passione. Il Molise ha grande tradizione sartoriale, basti pensare a Ciro Giuliano e Sebastiano di Rienzo. Le loro storie ti hanno influenzato?

Non so bene da dove nasca la mia passione per la sartoria, sicuramente quella per l’artigianato è stata sempre molto forte. La mia bisnonna era una sarta eccellente e ricordo come un sogno il suono della macchina e l’odore delle stoffe. Questi elementi sommati tra di loro credo abbiano dato vita al mio percorso.

Il Maestro Di Rienzo è stato il principio. L’ho conosciuto per caso pochi giorni prima che partissi per una scuola di moda di Milano. Dopo esserci conosciuti di persona ed aver visto il mondo dell’artigianato e della Sartoria ho capito che quella era la strada giusta. Dico Maestro perché è stato a tutti gli effetti il mio primo maestro. Mi ha insegnato a tagliare, ed essendo lui un famosissimo sarto da donna, l’influsso del femminile ha dato al suo metodo delle sfumature uniche di cui ho giovato molto.

Ciro Giuliano nell’ambiente è un semidio, definito l’Arbiter Elegantie assoluto. Sapere che questa grande tradizione è tutta molisana mi rende molto orgoglioso e gran parte del lavoro quotidiano è conservarla e diffonderla.

Qual è stato il tuo percorso di studi? Cosa suggerisci a chi voglia intraprendere questa strada?

Come scuola ho frequentato il liceo scientifico per poi iscrivermi all’università frequentando economia aziendale. Dopo un anno però ho deciso di intraprendere il mestiere del sarto, trasferendomi a Roma. Nel frattempo ho continuato a studiare e fra pochi mesi conseguirò la laurea. Lo studio ritengo sia fondamentale, bisogna imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Per essere un bravo sarto bisogna lavorare duramente molte ore al giorno per avere la tecnica richiesta dal Mercato, ma anche le lingue e le capacità comunicative sono essenziali. Oggi l’artigiano non è più la bottega sotto casa ma un imprenditore che gioca nel mercato del luxury e come tale dev’esserne all’altezza.

A chi voglia intraprendere questa strada dico che non serve uscire fuori regione. Io sono stato costretto, ma da quando sono rientrato do la possibilità a chiunque di imparare venendo nel mio atelier per apprendere le basi del cucito. In un mese circa si apprendono gli elementi necessari per lavorare, continuando l’apprendimento in itinere.

Ci sono molti artigiani bravissimi che esportano le loro opere in tutto il mondo, ma con molti di loro terminerà anche parte delle tradizioni locali. Tengo particolarmente a cuore la missione di tramandare questa arte, e sono già due anni che grazie alla parrocchia di San Giovanni Battista di Campobasso con Fra Antonio Narici vengono organizzati corsi alla portata di tutti per permettere a chiunque di avvicinarsi al mondo dell’artigianato. Nelle scorse due edizioni ci sono stati più di 60 iscritti e molti di loro adesso lavorano grazie a questo percorso fatto insieme.

Immagino oltre la teoria ci sia tanta pratica. Com’è stata la formazione?

La formazione di un artigiano non termina mai, infatti si dice che si diventa bravi solo sul finire della carriera. Ho avuto la fortuna di conoscere il Maestro Di Rienzo e come lui altri sarti che hanno reso il settore importante e ricercato in tutto il mondo. Maestri che non sono stati gelosi di tramandare il loro sapere, dedicando il loro tempo per far crescere una nuova generazione di artigiani. Insieme ad altri ragazzi siamo stati la prima classe della scuola-bottega dell’Accademia Nazionale dei Sartori, che esiste dal 1575. Cinque ore al giorno a scuola e il pomeriggio poi in sartoria per imparare il ritmo e le dinamiche del lavoro.

Diversi anni dal Maestro Gaetano Aloisio, attualmente Presidente della Federazione Mondiale dei Sarti, sono stati il primo approccio lavorativo. Successivamente, sempre a Roma, da Romano Natali, altra sartoria storica della capitale. Nel 2018 mi sono aggiudicato il premio Forbici d’oro jr, uno dei premi più alti a cui può ambire un sarto, dove ho rappresentato la mia regione. Un breve periodo a Milano, poi l’Emilia-Romagna e adesso finalmente nel mio amato Molise.

Come nasce un vestito? Quali sono i passaggi, dal primo incontro al vestito realizzato?

Un vestito nasce prima di tutto da una necessità e i bisogni sono tra i più vari: obesità, altezze incredibili o difetti fisici. Mi piace aiutare le persone e sono convinto che questo sia un modo per farlo; percepire soddisfazione e felicità negli occhi del cliente è impagabile. Chi mi commissiona un abito per vezzo è abbastanza marginale ma in ogni caso il cardine è portare un’idea su stoffa e plasmarla.

Per realizzare un abito completo si lavora soprattutto con ago, filo e ferro da stiro. Si parte da zero e il lavoro si conclude solamente 100 ore e 30000 punti dopo.

Il primo incontro serve per impostare il progetto: si sceglie la stoffa, il modello e prendiamo le misure. Con questi elementi si crea il cartamodello esclusivo per il cliente, che verrà poi modificato in base alle correzioni necessarie, così che la volta successiva servano meno incontri. Durante il secondo incontro avviene la prima prova. È tutto imbastito e si controllano le ultime modifiche da fare. A questo segue il terzo incontro con la “seconda prova”: sono imbastiti anche fianchi e spalle e si controllano gli ultimi particolari, per poi poter concludere il lavoro.

L’ultimo passaggio prima della consegna è la stiratura finale. Un procedimento importantissimo, che dura più di un’ora per il pantalone e due e mezza per la giacca, a secco (senza vapore) con un ferro che pesa dai 5 ai 7 chili. Questo passaggio serve per bloccare le cuciture, in un certo senso si cuoce il capo e si sigillano i punti. Molto differente come funzione dalla stiratura fatta in lavanderia.

In caso di clienti con misure extra ordinarie può servire un incontro aggiuntivo che serve per riportare le correzioni effettuate sul cartamodello. In tal modo per le commissioni successive serviranno meno incontri, fino al punto che basterà solamente scegliere la stoffa.

Quali sono le sensazioni al termine di un lavoro?

Le emozioni che ha un artigiano nel realizzare un’opera sono indescrivibili. Si tratta di una scultura, del proprio tempo. Un abito, così come qualunque altro prodotto realizzato da un artigiano, è parte di se, c’è un po’ della sua anima all’interno. Quello che si prova terminando un lavoro è valido per il primo come per il millesimo, perché si dedicherà sempre tutta l’attenzione per realizzarlo, cercando di superarsi quotidianamente.

Hai lavorato tanto fuori regione, perché la decisione di rientrare in Molise?

Da quando ho terminato il liceo sono stato sempre con un piede in Molise e l’altro nel mondo. Ovunque sono andato ho trovato un molisano, l’ultimo a fine febbraio a Miami, una signora che aveva un negozio nell’albergo in cui alloggiavo. Oltre i confini nazionali sono tanti ad avere un amico molisano e tutti ne parlano benissimo. Inoltre tutti i molisani che conosco hanno fatto fortuna lavorando sodo e distinguendosi per i loro meriti. Queste caratteristiche mi hanno fatto capire che il potenziale è altissimo.

L’ultima prova a sostegno di questa tesi sono le due fiere a cui ho partecipato, la Bit di Milano e il Cibus di Parma per le quali ho creato le divise per lo staff. Lo stand del Molise era una vera e propria calamita, e allora perché non lavorare per catalizzare tutte queste unicità? Io sono tornato perché voglio dare l’esempio, perché è una sfida ma soprattutto perché desidero contribuire a rompere questa spirale.

Se tutti vanno via cosa resta qui? Sono convinto che molte decisioni vengano suggerite dalla paura. È vero, ci sono delle mancanze strutturali che non si possono sottovalutare, ma la bellezza e il valore di vivere nella natura è impagabile. Gli abiti che realizzo sono vestiti da lavoro, utilizzati per molte ore al giorno, indossati nella frenesia di enormi metropoli, ma dentro c’è la tranquillità del Molise perché vengono cuciti qui e questa è la filosofia che c’è dietro.

Il Molise ha un’antica tradizione di forbici, coltelli e profumi. Mi viene da pensare al legame forbici-tessuti e profumi abbinati ad abiti eleganti. È così?

Questo discorso è molto complesso da spiegare in poche battute. Il fil rouge è palese, uso delle forbici della mia bisnonna made in Frosolone e le forbici del concorso Forbici d’oro che vengono assegnate al vincitore vengono dalla bottega del mio amico Rocco Petrunti. Ritengo che la lenta scomparsa di queste figure vada di pari passo. Se non si tagliano vestiti ovviamente non serviranno più le forbici. Questa è la storia di tante botteghe, ma non vorrei risultare noioso o attirare l’astio di qualcuno.

Riguardo ai profumi, ho subito sposato la causa della fondazione e del Museo del Profumo di Sant’Elena Sannita diventando socio. La storia dei profumieri è antica e fortemente radicata nella storia. I santelenesi annoverano tra loro le più importanti profumerie del mondo e alcuni dei più quotati profumieri. Uno di questi, Flavia Romana Durante, è una grande amica con la quale stiamo portando avanti un progetto stupendo di cui non posso dire di più ma che combina abbigliamento e fragranze.

A che lavori ti stai dedicando e quali sono i progetti futuri?

Al momento sto investendo molte energie per creare una squadra che sposi il mio progetto, ragazzi come me che abbiano voglia di impegnarsi. Stiamo per lanciare una capsule collection di cappotti e pantaloni. Un lavoro “Made to Order”, realizzati sempre in modo artigianale ma con la base di una taglia standard in modo da poterli acquistare a distanza o provarli in varie boutique d’italia, con un costo accessibile vista la non necessità di fare le prove.

Tutti i nuovi progetti sono sempre volti a rafforzare il legame con il territorio. Siamo stati annoverati tra le aziende in cui è possibile svolgere il tirocinio formativo che gli studenti dell’UniMol hanno nel percorso di studi. Ovviamente non dovranno cucire, il tirocinio sarà orientato al reparto Marketing, con un lavoro sul campo, molto avvincente e che permette di approcciarsi con le anti regole del lusso.

Al giorno d’oggi si parla spesso di ecologia. Tu hai un forte rispetto per l’ambiente, dalla decisione di utilizzare solo tessuti sostenibili al progetto “verde su misura”. Quanto la sartoria può aiutare l’ambiente?

È vero, il fattore ecologico è particolarmente spiccato, più che un input è una conseguenza però. La scelta di utilizzare ESCLUSIVAMENTE materiali naturali è per via del rispetto della tradizione, quella di cui parlavamo prima. Questa sartoria utilizza determinati materiali proprio per rispettarla. Lino, cotone, lana, seta e crine di cavallo sono solo alcuni della lista, perfino i bottoni sono in corozzo o madre perla. C’è inoltre il vantaggio economico, in quanto così viene rispettata la termoregolazione naturale del corpo: si suda pochissimo anche ad agosto, riducendo al minimo la manutenzione e i lavaggi necessari.

Riguardo l’ambiente, già con gli abiti parte del fatturato viene destinato al recupero, adozione e cura di aree verdi. Il progetto “verde su misura” è un’estensione della vision aziendale, lanciato insieme alla caspsule collection di work jacket della quale tutto il fatturato viene destinato. Attualmente stiamo adottando un oliveto a Colle d’Anchise di un centinaio di esemplari. Sto cercando nuove aiuole o piccoli angoli urbani da rivalutare. Se avete suggerimenti li prendo volentieri in considerazione. Il progetto verde su misura è quindi la messa a terra della filosofia che guida l’intera azienda. Far riscoprire le unicità molisane tenendo conto che, riguardo la bio-diversità, siamo a livelli altissimi.

Sartoria ed ecologia vanno quindi a braccetto. Per essere ancora più precisi è l’artigianato ad essere green per via dei materiali e soprattutto perché i lavori artigianali sono creati per durare negli anni, addirittura per decenni. Questo significa ridurre al minimo ogni spreco ed evitare il superfluo.

I tuoi predecessori hanno vestito personaggi tra i più famosi, da Hollywood a Cinecittà. A te è capitato già qualche cliente illustre?

Inizio col dire che i miei clienti preferiti sono i businessman, uomini d’affari ed imprenditori, perché quelli che realizzo sono abiti ideati per essere utilizzati in maniera intensiva almeno per 10 ore al giorno. Ho due clienti tra le figure più importanti della finanza italiana, dei quali per ovvi motivi non posso fare il nome.

Mi piace vestire i migliori di ogni settore, il direttore di un grande giornale economico ad esempio o un coltellinaio di Pordenone, Michele Massaro. Un calzolaio famoso delle Marche, De Fumo, e anche un famoso chirurgo plastico della capitale che ha brevettato tecniche innovative. Se parliamo di fama, però, il più conosciuto con cui sto lavorando è David Kinch, chef tre stelle Michelin e uno degli chef più importanti al mondo. Grande appassionato dell’Italia, mi sono meravigliato conoscesse addirittura Campobasso avendola visitata qualche anno fa grazie ad un suo collaboratore molisano.

Il mondo è bello perché è vario. A tal proposito, hai mai ricevuto una richiesta davvero strana?

Richieste strane non ce ne sono state molte, anche perché i miei vestiti sono già “strani”. Chi mi contatta spesso ha serie problematiche fisiche, 190 di vita ed esempio, o più di due metri d’altezza. Una richiesta che mi ha particolarmente colpito, però, fu quella di creare una speciale tasca interna per la pistola.

Ultima domanda. Hai detto che c’è necessità di sarti. Può essere questa professione una scelta valida da prendere in considerazione?

C’è grandissima necessità di artigiani che dedichino il loro tempo a lavori antichi di cui si sa poco, perché non se ne parla a sufficienza. Per imparare un mestiere servono anni di duro lavoro, ma per poter lavorare nell’artigianato basta poco, serve conoscere le basi, poi il resto si impara sul campo.

In Italia sartorie del genere sono un centinaio, ci conosciamo tutti e tutti riscontriamo le stesse necessità. Ho testato che con un mese di esercizio, dedicando un paio d’ore al giorno, si arriva ad un livello tale da poter entrare in qualunque sartoria artigianale. Parliamo di profili “junior”, ma che permettono di guadagnare comunque cifre considerevoli. 

Durante i due corsi passati alcuni partecipanti si sono distinti e subito ho avuto il piacere e sentito il dovere morale di indirizzarli in alcune importanti sartorie, una a Napoli ed una a Firenze. Il sarto deve saper far tutto ma poi ci sono delle maestranze come pantalonaio e l’asolaio che si imparano “in fretta” e ti danno la possibilità di lavorare da casa. Una cara amica di Frosolone è tra le pantalonaie più brave d’Italia e collabora attivamente con diverse sartorie, stando comodamente nel suo laboratorio. Bologna, Firenze, Milano, Cagliari, Roma sono solo alcuni luoghi da cui le viene inviato il lavoro.

La bellezza del sarto artigiano è che per lavorare necessita solamente delle sue mani, ago e ditale. Già la macchina da cucire è marginale, e questo ti permette di lavorare in maniera “smart” da casa avendo la libertà di organizzare nel migliore dei modi la tua giornata e decidere quante ore lavorare in base alla mole di lavoro. Personalmente sto cercando almeno due nuovi collaboratori da formare, uno per i pantaloni e uno per asole e rifiniture.

Mario Iannetta Sartoria

Un viaggio nella storia, nella tradizione, nel Molise, ma con lo sguardo sempre rivolto al futuro. Un futuro roseo per Mario, per la sartoria tradizionale molisana e per chi volesse intraprendere questa carriera. Un grazie a lui per il tempo dedicato e per ciò che fa per la sua terra. Vi invito a seguirlo sui social per continuare a conoscerlo e scoprire le sue magnifiche opere, oppure contattatelo per maggiori informazioni.

Condividi su: