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Ururi: storia, cosa ammirare e tradizioni

Ururi: storia, cosa ammirare e tradizioni del paese basso molisano

Ad arricchire la rubrica “ScopriAMO il MOLISE“, oggi ci troviamo ad Ururi, paese di origine albanese, distante circa 60Km da Campobasso, che nasconde in se trascorsi storici e tradizioni che lo rendono uno dei paesi più interessanti del basso Molise.

Anche questo articolo è in collaborazione con Discover Molise (Pagina InstagramPagina Facebook), più nello specifico è Rossella Vitarelli con la quale passeggeremo nel paese di Ururi. Come sempre troverete tutto anche sui nostri canali social (Pagina Facebook TurismoinMolisePagina Instagram TurismoinMolise). Foto di Paolo Pasquale.

Storia

Il nome Ururi si pensa derivi da Aurora, nome attribuito ad un Casale che sorgeva nel suo feudo di cui però non è noto il luogo preciso in cui era insediato in quanto non vi sono resti di opere murarie. Si suppone fosse situato, insieme ad un antico monastero benedettino, nella parte più alta dell’attuale abitato di Ururi, quindi dove oggi c’è il centro storico del paese. Il monastero era dedicato a Santa Maria così come la vecchia chiesa parrocchiale che sorge appunto nel luogo più alto del paese. 

In merito alle origini albanesi, questi, poco prima del 1500, si erano già stabiliti nel Casale e può darsi che siano stati proprio i nuovi abitanti a dare la nuova denominazione di Ururi, o per assonanza (Aurora-Urure) o addirittura derivando dalla vecchia denominazione quella più consona alla lingua albanese, “Rur – Ruri“. Il legame più forte con le origini è rappresentato proprio dalla lingua che ancora oggi si parla abitualmente: l’arberesh (l’albanese) conservato soprattutto nella forma orale.

Da vedere

Se vi trovate ad Ururi potete visitare la chiesa di Santa Maria delle Grazie che risalirebbe al 1026 ma che, dopo il terremoto del 1456, fu ricostruita nel 1718 e consacrata nel 1730. La struttura ha facciata barocca monumentale scandita in tre settori da cornici, il cui livello si assottiglia, durante l’innalzamento, fino a un triangolo centrale della sommità. Verticalmente scendono paraste con capitelli ionici. I portali sono tre e il campanile è una torre con cupola tipica delle chiese ortodosse. L’interno originale era a navata unica, poi sdoppiata nel 1812 e trasformata definitivamente in tre ripartizioni nel 1846. Lo stucco bianco è l’elemento che permane, poiché sono scarsi di dipinti, se non quelli delle cappelle laterali.

Tradizioni e gastronomia

Gli ururesi hanno a cuore la loro festa patronale, quella in onore del  Santo Legno della Croce. Ogni 3 maggio si svolge la Carrese, una caratteristica corsa con carri trainati da buoi che percorrono un tragitto di circa 4 km con partenza dalla masseria Pantoni. I carri partecipanti sono tre:  i Giovanotti (giallo-rossi), Fedayn (giallo-verdi) e i Giovani (bianco-celesti). Il carro che giunge per primo in paese è obbligato a seguire il percorso di via del Piano e via Tanassi, di 19 metri più lungo rispetto ad un’ altro percorso che, invece, possono scegliere di seguire gli altri carri. Vince il carro che per primo imbocca con metà timone via Commerciale, vicolo che conduce alla chiesa di S. Maria delle Grazie. Il giorno successivo il carro vincitore ha l’onore di trasportare il SS. Legno della Croce di Gesù per le vie del paese.

Inoltre Ururi è nominata città dell’olio grazie all’importante coltivazione di oliveti e tra i piatti tipici, alcuni dei quali hanno nomi in lingua albanese, troviamo: il Tumacë, tipo di pasta fatto in casa, simile alle tagliatelle, la Pampanella, i famosi Torcinelli (involtini con interiora di agnello), i  Poprati, dolce preparato con pasta lievitata, le Karanjullat, cioè le Canestrelle, dolce natalizio fritto nell’olio e condito con un velo di miele.

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