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Uomo Orso a Jelsi: misteriosa tradizione carnevalesca

Uomo Orso a Jelsi: misteriosa tradizione carnevalesca

Numerose sono le tradizioni legate al carnevale che si svolgono in Molise; tra queste l’Uomo Orso di Jelsi, ancestrale rito legato alla rinascita della primavera.

Ai giorni nostri in Italia molte delle tradizioni e riti che sono stati tramandati di padre in figlio nel corso dei secoli, si stanno inesorabilmente perdendo; ciò è causato soprattutto dal progressivo trasferimento delle nuove generazioni dai piccoli paesi alle grandi città e quindi dalla perdita di quel profondo legame con il territorio.

Tuttavia questi eventi della tradizione popolare resistono e rivivono tuttora soprattutto nei piccoli comuni del nostro belpaese, lontano dalla frenesia e dalla vita moderna-tecnologica dei grandi centri. Quindi, se vogliamo andare alla riscoperta di queste manifestazioni, dobbiamo prendere un treno, un autobus oppure un’auto e metterci in viaggio verso questi luoghi.

Il rito carnascialesco dell’Uomo Orso

Secondo gli studiosi anche “U ‘Ball dell’Urz” si colloca tra i riti di propiziazione invernali di Carnevale, nel periodo di passaggio tra la brutta stagione e la primavera, che si svolgono in Molise.

In particolar modo il ballo dell’Uomo Orso trova la sua origine in alcune cerimonie invernali di fertilità il cui significato più profondo sta in quella visione popolare-contadina della morte e della natura, non come un processo irreversibile ma come la condizione necessaria perché possa rinascere la vita con tutte le promesse di abbondanti raccolti. Per altri studiosi il significato di questo rito lo si riconduce ad una trasfigurazione del sacrificio del capro espiatorio, che con la sua morte purga la comunità delle colpe commesse.

Alla pantomima tradizionale è stato affiancato uno spettacolo alquanto suggestivo e teatrale: “La ballata dell’Uomo Orso”. I personaggi della pantomima tradizionale sono interpretati da abili attori: si vede un orso spuntare improvvisamente dal bosco, con atteggiamento aggressivo, ringhia, digrigna i denti e urla spaventando gli abitanti del paese.

Ma poi il terribile orso viene catturato da un coraggioso domatore che, tenuto in catene, lo trascina per le vie del paese ordinandogli di danzare sotto la minaccia di percosse con un bastone. I passi di danza dell’orso sono accompagnati da improvvisati musicisti.

La rinascita del rito

Tale manifestazione fu interrotta con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale ed è stata riproposta solo a Carnevale del 2008 per merito del regista Pierluigi Giorgio il quale già nel 1993 aveva “riportato alla vita” quella del Cervo a Castelnuovo.

Paolo Pasquale

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