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Festa dell'Uva di Riccia 2018 - Foto S. P.

Stavolta non resto a casa, stavolta non ho impegni

Stavolta non resto a casa, stavolta non ho impegni

Pensieri a caldo dalla Festa dell’Uva di Riccia – Testo e foto S. P.

Agli occhi di me bambina, le volte che si andava verso Termoli o Campobasso iniziava un viaggio. Quelle uscite suscitavano scoperta e conquista, nulla era mai uguale. Mi sembrava di possedere tutto, dal mare all’alta collina, aggiungendo nuove sensazioni. A distanza di tempo mi accorgo di emozionarmi come fosse la prima volta e, se penso di conoscere la mia regione, ogni evento fa cogliere aspetti diversi anche dei posti noti.

Mi viene chiesto di andare a Riccia, per l’87ª Festa dell’Uva. C’è sempre da fare ma accetto, perché non ho mai partecipato. La strada che scende per raggiungere i comuni del Fortore mi ricorda che le zolle, gli alberi come macchie, i cieli sovrastanti mi appartengono. Antichi fattori abitavano in antiche dimore e immagino il lavoro di chi si prestava alla terra. Nei nostri borghi la devozione e la fatica, per il lavoro e per ciò che richiede impegno, sono ancora visibili. Riccia appare così, fiera e orgogliosa, dal forte attaccamento alla sua storia. Vie tortuose conducono alla Torre, la vista domina dalle finestre e dalla sommità circolare tanto da poter distinguere chiese e singole case. Mi piace il contatto con la pietra che palpita, viva.

Un signore ci guida verso il centro del paese mostrandoci portali e decori sopravvissuti al tempo come il vecchio corridore che, a petto nudo, si allaccia le scarpe e ci sorride: in molti, qui, partecipano alla Maratona di New York, ci dice. Quattro gatti alla finestra difficili da fotografare, rosone ad imbuto su una facciata pulita, un portico, le colonne che si alternano tra giochi di luce. Non so dove mi trovo, Riccia è grande.

Avvistiamo i carri, pronti a percorrere le strade. È la festa di tutti, del piacere di condividere, della convivialità. Bere e mangiare goduti, offerti con gesti originari. Tra i sorrisi, forte il sapore della vendemmia e i suoi colori. È profondo il legame dell’uomo con la terra e con le fasi stagionali, come è profondo il rapporto tra ciò che si produceva e la famiglia che operava coinvolgendo uomini, donne e bambini. Gli abiti tradizionali, la forza dei canti, il procedere per le vie del paese ci riportano alla vita dei campi che lentamente avanzava, secondo natura e con fede. Tra rappresentazione e realtà, quegli uomini e quelle donne sanno rallegrarsi ancora oggi, nonostante l’amarezza, insegnando ai bambini a suonare. Le fisarmoniche laccate di rosso richiamano l’intensità del vino, di cui in tanti hanno sete. Il rito si compie, è gioia.

Accorrete perché è festa, è festa per tutti!

S. P.

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