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Sant’Agapito

Sant’Agapito, la porta del Matese sul versante nord-occidentale. Storia, bellezze, tradizioni e curiosità.

Sant’Agapito, piccolo paese poco distante da Isernia è la porta del Matese sul versante nord-occidentale. Passeggiando tra i vicoli si può ancora ascoltare il suono ritmico prodotto dal roteare dei “piombini”, guidati dalle abili mani di esperte signore intente alla lavorazione del merletto a tombolo, oggi molto apprezzato non solo in zona ma anche nel resto d’Italia.

Sant’Agapito fa parte della Comunità Montana “Centro Pentria”; i dintorni del paese, ricchi di vegetazione, sono immersi nell’Area Naturale del Torrente Lorda e offrono la possibilità di affascinanti escursioni naturalistiche con un buon numero di itinerari. Lo spettacolo che si presenta è quello di un ambiente intatto ed emozionante, con il fiume che scorre a tratti fra ripide pareti a strapiombo di roccia grigia o rossastra. 

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La storia

Il comune di Sant’Agapito ripete il proprio nome da quello di una chiesa che formò il primitivo nucleo dell’abitato, dedicata a Sant’Agapito, cittadino e patrono di Preneste, martire del III secolo cristiano.

Il nome da Sanctum Agapitum si è trasformato in Santa Capiata nel 1516. Il borgo fece parte della contea di Isernia nel periodo longobardo mentre nel periodo normanno della contea del Molise. A partire dal XII secolo divenne un feudo di nobili casate e l’ultimo titolare feudale a portare il titolo di marchese di Sant’Agapito fu Vincenzo Caracciolo.

Il culto verso Sant’Agapito fu portato dai monaci benedettini. Proprio loro, a valle del paese, eressero una chiesa dedicata al santo. Alla fine del 1800, presso i ruderi della suddetta chiesa benedettina, fu rinvenuto un busto ligneo (sec. XVII) raffigurante il Santo. Intorno al ritrovamento del busto ligneo è fiorita una leggenda.

Difatti si narra che tutti i presenti al rinvenimento della statua avrebbero tentato di portarla via e tra essi anche persone provenienti da paesi vicini ma a coloro che cercarono di sollevarla risultava essere tanto pesante da non poterla rimuovere dal luogo della scoperta. Ciò finché non provò a sollevarla una donna di Sant’Agapito a cui la statua lignea del Santo sembrò leggerissima. In tale prodigio i presenti vi scorsero il desiderio del Santo di voler restare a Sant’Agapito.

Sant’Agapito sorge sulle propaggini nord-occidentali del massiccio del Matese, posizione che conferisce al paese la definizione di “Porta del Matese“. Il territorio del comune comprende anche cinque frazioni: Colannoni, Coriemano, Pietradonata, Scalo Ferroviario e Temennotte.

Cosa vedere

Il paese è raccolto all’interno del perimetro di un’antica fortificazione longobarda: con il suo suggestivo borgo medievale, con le sue stradine e i vicoli a ridosso dell’antico castello, oggi il centro storico ha i tratti di una residenza signorile.

Chiesa di San Nicola di Bari

La chiesa madre di San Nicola, situata nel centro storico, colpisce per le dimensioni e per il campanile imponente. Chiesa che risalirebbe al 1627, di stile tardo romanico, nasce sui resti di un antico tempio pagano. Particolari sono le due facciate, poste una su Via Carbonari, l’altra su Via Manzoni, facendo sì che, da qualsiasi delle due principali strade si arrivi, si possa vedere l’ingresso della chiesa.

A pianta longitudinale è costituita da un’unica navata centrale, che si attesta all’altezza del presbiterio, dove si incrocia con una navata trasversale. Nel presbiterio risalta l’altare maggiore di marmi policromi ed intarsiati, risalente al 1821. Tale altare è sovrastato dall’ottocentesca statua di S. Nicola di Bari. La navata centrale, invece, è arricchita dagli stucchi ornamentali delle nicchie dei santi protettori: l’Immacolata, la Madonna del Carmine, San Michele Arcangelo, S. Antonio di Padova, S.Agapito e S.Rocco. Nell’altra estremità del transetto, vi è, invece, la seconda porta di uscita della chiesa, affiancata al campanile, recante un antico e particolare quadrante d’orologio in pietra. 

Chiesa della Madonna dell’Olmeto

Questa piccola chiesa si trova nella parte più a sud del paese, dopo una ripida salita. La chiesa, si racconta nella tradizione popolare, fu costruita in seguito ad un’apparizione della Madonna, che avvenne in un piccolo boschetto di olmi (da cui Madonna dell’Olmeto). La chiesa è privata.

Cortile Bucci

Accanto all’ingresso della Chiesa Madre di San Nicola vi è il “Cortile Bucci“, un piccolo cortile ove trova posto una delle più caratteristiche fontane del paese. Questa, formata da un unico blocco di pietra, presenta sulla facciata anteriore un bassorilievo raffigurante un volto, probabilmente Bacco, dalla cui bocca veniva fuori l’acqua.

Palazzo Feudale

Il palazzo, appartenuto alle varie famiglie, presenta un impianto quadrato, con un nucleo centrale formato da un cortile, su cui spicca una delle antiche torri che proteggevano il paese. Il palazzo, forse anticamente castello di difesa, prosegue inglobando anche un secondo cortile, chiuso da un lato dalla porta di monte e comprendente al suo interno una cappella privata. 

Croce Bizantina

Presente in paese anche una croce bizantina, appena fuori la Porta di Valle. Un monumento in pietra basato su un capitello corinzio che gli archeologi denotano come croce viaria, un tempo punto di riferimento per i viandanti che giungevano al borgo, una sorta di cartello di benvenuto nel bagliore della fede, conforto e sicurezza per i viaggiatori del passato.

Altri luoghi

Nella parte bassa del paese, detta anche “Stazione“, sorge l’antica fornace per la produzione di calce, andata in disuso nel periodo post-bellico; non si hanno molte notizie storiche su di essa.

Altri luoghi da visitare sono il vecchio frantoio, la chiesa di Santa Maria Bambina, la vecchia centrale idroelettrica e da sottolineare è anche l’area naturale del torrente Lorda.

Eventi e tradizioni

Il 13 giugno il centro del paese è in festa in onore di Sant’Antonio da Padova, il 15 agosto si festeggia l’Assunzione della Beata Vergine Maria, il 16 agosto festa in onore di San Rocco mentre il 17 e 18 agosto il paese è in festa in onore del patrono: Sant’Agapito martire.

Nella frazione “Temennotte” verso fine agosto ci si prepara per la festa in onore della Madonna di Lourdes e la frazione dello Scalo Ferroviario la 1ª decade di settembre vede la festa in onore di Santa Maria Bambina con la Sagra degli Arrosticini.

L’arte del tombolo

Il tombolo a Sant’Agapito rappresenta il fiore all’occhiello del proprio artigianato attraverso cui viene espressa tutta la capacità compositiva di coloro che ancora oggi si dilettano in questo lavoro.

Le radici storiche di questo lavoro si perdono nel tempo, infatti sin dal lontano 1500 il leggiadro mestiere era in vasta fioritura per mano delle religiose, ma addirittura il merletto era già in auge prima di tale periodo sin da quando gli Angioini estesero il loro predominio anche sul Molise. Infatti in inventari del ‘300 troviamo definizioni chiarificative di “radizellis” o “reticello”, terminologia che ci induce a ravvisare in esse un’esecuzione generica del merletto.

Sant’Agapito ha importato da Isernia la tradizione del tombolo, rafforzandola. Passeggiando l’estate tra le viuzze ed i vicoli del paese si può ascoltare il ritmico suono causato dal roteare dei cosiddetti “piombini” guidati dalle abili mani di esperte signore.

Le applicazioni dei lavori in tombolo possono essere diverse, si va dalla realizzazione di lenzuola alle tovaglie fino a quadri, e quindi a tutti gli accessori che costituiscono il corredo. La valorizzazione dell’artigianato locale, in particolare del tombolo, viene riproposto attraverso l’organizzazione di mostre in cui sono esposti lavori ad elevato valore artistico.

Gastronomia

I sapori della cucina locale rappresentano il giusto contorno ad un ambiente incontaminato e salubre. I prodotti culinari di antica origine sono rappresentati da: La Pia, la Polenta, Taccunelle e Fagioli, Salsicce di fegato.

In modo particolare La Pia è un piatto tipico di Sant’Agapito che per tradizione viene mangiato il Sabato Santo o la mattina di Pasqua. Richiama antichi riti pagani di primavera, propiziatori di buoni raccolti e di abbondanza. Per preparare questo piatto veniva utilizzato il grano “spogliato”, cioè messo a bagno per ventiquattro ore nella “pila” (grosso recipiente di legno a forma di imbuto), poi privato della pula con i colpi di un pesto (mazzola) in legno. Mentre veniva “spogliato”, il grano era bagnato con pochissima acqua tiepida, questa operazione veniva fatta fino a quando il grano non era pronto per essere setacciato. A questo punto il grano era pronto per essere cotto a fuoco lento con abbondante acqua salata.

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