san giacomo degli schiavoni
San Giacomo Degli Schiavoni | Foto Paolo Pasquale

San Giacomo degli Schiavoni

San Giacomo degli Schiavoni: storia, bellezze, tradizioni, gastronomia e curiosità sul paese basso molisano affacciato sul mare

Sapevate che San Giacomo degli Schiavoni esiste grazie agli slaviQuesto borgo di 1408 abitanti conserva una storia che merita di essere raccontata nei suoi punti salienti.
Oggi ci troviamo a San Giacomo degli Schiavoni, confinante quasi interamente con Termoli e quindi distante pochi chilometri dal mare; riusciamo a percepirne la distanza, oltre che dall’aria marina frizzante, grazie anche alle conchiglie che, in qualche modo, sgorgano acqua freschissima nel centro abitato.

L’articolo è scritto in collaborazione di Michele Vitarelli, fondatore della pagina Instagram e Facebook Discover Molise; questo è il primo di una lunga serie per la rubrica “ScopriAMO il Molise”, per cui continuate a seguirci nelle prossime settimane. Se vi siete persi lo scorso appuntamento, qui trovate l’articolo su Pettoranello del Molise.

La storia

Tutto ha origine, secondo le fonti giunte fino ad oggi, nel XII secolo quando San Giacomo degli Schiavoni era terra dei Templari insediati in un casale, da non confondere con quelli pugliesi di epoca medioevale che altro non erano veri e propri piccoli borghi in cui sorgevano numerose case e una chiesa; questo piccolo agglomerato di case sorgeva sul colle denominato oggi “Contrada delle Piane”, vicino al tratturo “L’Aquila-Foggia”, uno dei più lunghi (244 Km) ed importanti in Italia.

In seguito al terremoto del 1294 il centro urbano passò ai Gerosolimitani, che a loro volta furono assegnati al Comune (o Università) di Termoli con Federico II di Svevia.
Poco più di due secoli dopo un violento terremoto, conosciuto come “
il terremoto di Sant’Antonino”, devastò gran parte dell’Italia centro-meridionale; nel particolare, a San Giacomo degli Schiavoni il popolo, pacifico e prevalentemente contadino, si ritrovò a soggiornare temporaneamente nel Palazzo Baronale e alcuni addirittura scavarono alcune grotte nelle vicinanze per viverci.

Nella prima metà del Cinquecento fu ripopolato da una colonia di slavi (detti appunto “Schiavoni” poiché lavoravano nei feudi del vescovo che coincidevano con le terre di San Giacomo e non solo) fuggiti dalle invasioni turche; in questo periodo le grotte vennero utilizzate solo per il bestiame. Grazie alla migrazione degli slavi, il croato molisano si parla ancora oggi ad Acquaviva Collecroce, Montemitro e San Felice del Molise.

Cosa vedere

La prima cosa da notare nel centro di San Giacomo degli Schiavoni è l’Arco dell’Orologio, o anche “u relog”, caratterizzato da un arco sulla cui architrave è presente un orologio; ristrutturato nel 2016, è stato costruito insieme alla ricostruzione dell’intero paese nel 1500. Trovate inoltre anche la Parrocchia del Santissimo Rosario, risalente al XV secolo ma con un aspetto del tardo barocco e neoclassico, con una pianta rettangolare e due navate al suo interno.

Caratteristiche sono la fontana delle conchiglie e la villa rustica romana i cui reperti risalgono al IV-V secolo a.C. Da visitare c’è anche la Chiesa Valdese di San Giacomo, che nasce nel 1902 quando un gruppo di sangiacomesi, ritornati dagli USA pieni della conoscenza della fede evangelica, con la collaborazione dei colportori, venditori ambulanti delle Sacre Scritture, vollero diffondere questa nuova cultura. Infine un salto bisogna farlo anche alle grotte di San Giacomo di cui vi abbiamo parlato nella storia poco fa.

Cosa fare e cosa mangiare

È scontato dirvi quale santo è il patrono del paese, ma ve lo diciamo lo stesso: la festa del Santo Patrono San Giacomo e quella di Sant’Antonio di Padova vengono celebrate nei giorni 8 e 9 agosto in cui i sangiacomesi vivono momenti di condivisione, preghiera e senso di comunità.

Tra i piatti tipici invece assolutamente da gustare sono i “cacaruozze“, composti prevalentemente da uova, zucchero, scorza di limone grattugiata, farina, latte, olio, bicarbonato e cremor tartaro, la “cappuccia, formata da verza e sugo preparato con costatine, cotiche, piedi e guanciale di maiale e passata di pomodoro, e le fettine di vitello alla contadina.

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