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Roccasicura | Foto Paolo Pasquale

Roccasicura

Roccasicura, passeggiata tra storia e cultura del paese

Per la rubrica “ScopriAmo il Molise” oggi visitiamo Roccasicura (La Ròcca). Data la sua posizione alto-collinare ed immerso in una natura incontaminata, Roccasicura regala panorami mozzafiato oltre che consente straordinarie passeggiate a piedi, in bicicletta o a cavallo percorrendo l’antico itinerario della transumanza, di cui un esempio notevole è il Tratturo Castel di Sangro-Lucera (situato parallelamente al confine nordorientale con il comune di Carovilli).

Il territorio di Roccasicura rientra nella “Riserva Collemeluccio-Montedimezzo”, in modo particolare nel programma internazionale per l’ambiente. Oltre a godere di aria fresca e pura, Roccasicura nei suoi boschi offre funghi e tartufi, rinomati in tutto il Molise. Continuate la lettura per sapere di più su Belmonte del Sannio e visitate i social per restare sempre aggiornati:

La storia

I primi insediamenti rurali risalgono verosimilmente al periodo italico. Numerosi sono infatti i ritrovamenti che testimoniano la presenza dei sanniti pentri nell’area circostante il paese, come il bronzetto sannita raffigurante il dio Ercole (per i sanniti divinità protettrice delle sorgenti, dell’allevamento del bestiame e della transumanza) databile al IV secolo a.C, che rappresenta il reperto più antico ritrovato nell’area (nelle vicinanze di Fonte Felice presso il tratturo Castel di Sangro-Lucera), oltre a lucerne, laterizi e utensili in terracotta di età romana.

Come il resto del territorio molisano anche questa regione subì, dopo l’epilogo della terza guerra sannitica (298-290 a.C.), il processo lento e progressivo di colonizzazione romana, come ricorda la lapide funeraria posta in prossimità della chiesa parrocchiale.  Tuttavia la nascita del primo nucleo abitativo si può far risalire al periodo longobardo  (X secolo). A quei tempi il territorio era noto come “Roccha Siconis”, in riferimento al feudatario longobardo Sicone I, principe di Benevento. Diversi furono i nomi che vennero assegnati a questo piccolo comune, tra i quali “Rocca Siccem”, “Rocca Cicuta” o “Ciconia”. Solo nel XVI secolo, con l’istituzione dell’università, il nome divenne Rocca Sicura. Forse quest’ultimo nome deriverebbe da una scampata epidemia di peste (1670) oppure dalla sua felice posizione geografica, particolarmente poco accessibile e quindi sicura e salubre.

Il primordiale agglomerato di case si sviluppò al di sotto della rocca, in prossimità del torrente Maltempo, dove viene ricordata la presenza dell’antichissima chiesa di S. Leonardo. Successivamente il centro abitato si spostò gradualmente sempre più in alto, a ridosso del crinale roccioso, ai piedi del castello, nella zona oggi denominata “la terra”.

Dal XIV secolo Roccasicura fu controllata prima dai Collalto poi dalla famiglia Carafa di Forlì del Sannio e, infine, dai D’Evoli di Castropignano, ultimi possessori del feudo. Il feudo era infatti inizialmente diviso e posseduto dalle tre famiglie in parti diseguali. La riunificazione della proprietà si deve ad Andrea Carafa e a suo figlio Nicola, che riscattarono le quote rispettivamente dai Collalto e dai d’Evoli. Questi ultimi però tornarono in possesso del feudo acquistandolo nel 1522 ed esercitandovi i diritti nobiliari fino al termine dell’epoca feudale.

Cosa vedere

Il borgo e il Castello d’Evoli

Dell’esistenza del castello si ha notizia certa dallo Statuto vigente nell’Università di Roccasicura risalente al 1580 dal quale si evince uno spaccato suggestivo della società feudale dell’epoca. Il testo infatti conferma la presenza della fortificazione dotata di prigioni e ancora integra alla fine del XVI sec. Il castello resistette ai terribili terremoti del 9 settembre del 1396 e del 5 dicembre del 1456. Si trattava verosimilmente di un borgo fortificato che inglobava e dava protezione alle casette addossate al suo interno. Era un castello di medie-grandi dimensioni. La porta di accesso, di cui oggi rimane l’arco (di S. Rocco), si trovava nella parte bassa del centro abitato e funzionava anche da stazione di fermo giudiziario o detenzione preventiva in attesa di giudizio.

Subito fuori le mura era presente una chiesa, la chiesa di S. Rocco, di cui oggi si è persa ogni traccia e che, secondo la tradizione seicentesca, assicurava la protezione dalla peste. Nella parte alta, in prossimità dell’odierna chiesa di S. Leonardo, era posta la seconda porta, forse la maggiore, che dava accesso al pianoro dell’attuale piazza municipale. L’unica torre superstite, oggi orologio del paese, era una delle almeno tre torri presenti nel castello. Una quarta torre potrebbe essere la torre campanaria della chiesa. Ancora ben riconoscibile è il giro di ronda delle sentinelle, la cisterna per la raccolta delle acque pluviali (più tardi utilizzata per la spremitura dell’uva), i resti di un grande torrione inglobato nelle case, che dominava e proteggeva dall’alto il resto del borgo sul versante ovest della fortificazione, ed alcune feritoie del periodo normanno.

Dopo il terremoto del 1456 e il successivo sisma del 1805, il castello scomparve. Crollò prima del 1732. Il castello oggi è quasi un rudere, tuttavia recuperato, e consiste in uno sperone roccioso usato come belvedere.

Chiesa di S.Leonardo di Limoges

L’antichissima chiesa, o forse convento, di San Leonardo di Limoges, si trovava in origine fuori dal borgo fortificato, subito sotto la formazione rocciosa su cui venne successivamente edificato il castello, nella zona ancora oggi indicata come S. Leonardo.  L’edificio, che oggi costituisce la chiesa parrocchiale, verosimilmente realizzato tra il 1100 d.C. e il 1200 d.C., era parte del castello, come testimoniano le tre arcate visibili sulla facciata nord. Per lungo tempo utilizzato come granaio ed esattoria dei baroni, fu consacrata a luogo di culto solo il 7 maggio del 1563, come testimonia l’epigrafe scolpita sul portale principale. Il titolare della chiesa è sempre stato il Monaco Santo Leonardo di Limoges.

Dal punto di vista architettonico la chiesa mostra uno stile semplice. Sicuramente la ristrutturazione avvenuta tra il 1972 e il 1975 ne ha radicalmente modificato lo stile. All’interno si possono comunque ammirare alcune cose interessanti. Nella navata laterale si trova un pregevole altare ligneo della prima metà del ‘600 con colonne decorate. Due belle tele della scuola napoletana adornano le pareti. La prima del ‘500 raffigurante San Giuseppe alle spalle di una Madonna con Gesù Bambino che porge la mano ad un San Giovannino con il bastone dell’Agnus Dei. In basso a sinistra è San Giorgio a cavallo che uccide il drago e, dall’altra parte, San Leonardo di Limoges con i ferri dei carcerati di cui fu ritenuto il protettore. Sulla parete destra del presbiterio è posta una pala d’altare del 1818 con la Madonna del Rosario e i pannelli rotondi dei 15 misteri, San Domenico e Santa Caterina.

Dietro l’altare è posto “uno dei Crocifissi trecenteschi più belli del Molise”. All’ingresso della chiesa sono presenti due acquasantiere. La prima, a destra, con base a forma di balaustro, risale alla prima metà del ‘600 come conferma lo stemma dei d’Evoli partito con quello dei Carafa della Stadera. Una seconda acquasantiera, incassata nella parete sinistra, colpisce per la presenza di un rospo immerso nell’acqua santa e ricorda il rospo dal cui occhio sono proiettate le tentazioni a S. Antonio Abate in uno dei quadri di Arnaldo De Lisio. Da segnalare, in ultimo, gli ultimi lavori artistici che hanno abbellito l’interno: le stazioni della Via Crucis, realizzate in ceramica da un artista locale, con una particolare tecnica di lavorazione che rappresenta un elemento decorativo moderno ben inserito nel contesto della chiesa e le nove colorate vetrate, di grande pregio artistico che, raccontando la storia del paese, hanno reso l’atmosfera calda e familiare.

Lapide romana

La stele in pietra, posta all’esterno della chiesa di San Leonardo, sul lato sinistro subito sotto la torre campanaria, risale al II sec. d.C. Si tratta di una lapide funeraria appartenuta a una famiglia romana, insediatasi in quest’area per fare una sosta durante un viaggio. Nell’epigrafe ricorda la prematura scomparsa della loro figlioletta.

Santuario della Madonna di Vallisbona  

A 3 km dal centro abitato di Roccasicura si erge questo santuario che risale al 1200 e che fu luogo dove in passato i pastori si fermavano ad esercitare la propria fede e che tuttora è meta di pellegrinaggio da parte dei fedeli. Nel corso degli anni ha subito diverse vicende edilizie. Il lunotto del portale centrale, in pietra locale, è decorato con la raffigurazione della Madonna col Bambino. Al suo interno è custodito un quadro che la tradizione vuole sia stato ritrovato da una pastorella a cui apparve la Madonna. Fino a poco tempo fa la custodia della struttura nonché del territorio circostante erano affidati ad un eremita.

Chiesa San Nicola  

Durante il 1700 questa chiesa ha subito un drastico rifacimento. I resti delle mura che la circondano fa supporre che un tempo vi fosse un antico monastero. Con il terremoto del 1984 la chiesa ha subito molti danni per cui si è dovuti procedere alla ricostruzione. Al suo interno vi sono alcune statue di Santi provenienti dalla Chiesa Matrice.

Ultima ma non ultima notizia, la presenza a Roccasicura di uno dei più grandi canili della regione.

Eventi e tradizioni

La festa più sentita tra i rocchesi è quella in onore di Sant’Antonio il 13 giugno. I festeggiamenti del Santo Patrono hanno inizio tredici giorni prima della festa, durante i quali si svolgono le tradizionali funzioni religiose cui seguono i fuochi pirotecnici. Poi il giorno 13, dopo la celebrazione della Santa Messa, gli abitanti partecipano solennemente alla processione per le strade del paese. In serata non manca l’intrattenimento musicale.

Molto importante è anche la celebrazione della festività della Madonna di Vallisbona. La festa inizia la prima domenica di settembre e termina nella seconda domenica dello stesso mese. I festeggiamenti iniziano con il pellegrinaggio al Santuario per prelevare la statua della Madonna che viene portata in paese in processione, per tenerla nella chiesa di San Leonardo fino al sabato successivo (in modo da celebrare un settenario di messe e preghiere). Viene poi riportata nella chiesa di appartenenza per svolgere la processione la domenica seguente. Non mancano stand gastronomici durante le serate e spettacolo di fuochi d’artificio.

Mentre tra le diverse sagre che popolano il paese troviamo la sagra delle “pizzelle” e vino alla ciotola, come anche la sagra della patata.

Tra i diversi eventi organizzati ogni anno non manca “Passeggiando per il Borgo di Roccasicura”, che si tiene una serata di inizio agosto nel “Borgo Autentico” di Roccasicura (inserito nel 2013 tra i luoghi facenti parte della Riserva della Biosfera dell’UNESCO).

Durante la passeggiata vi è la possibilità di gustare i piatti tipici del territorio nelle suggestive vie del centro storico e, lungo il percorso, di visitare mostre di oggetti antichi, costumi d’epoca e di ascoltare tanta buona musica.

Gastronomia

Diversi i prodotti gastronomici da segnalare, tra cui quelli a base di carne e insaccati di cinghiale, mentre piatti tipici sono la polenta, le “ferratelle” ed il classico “fiadone” molisano.

 

4 commenti

  1. Is this story avail le in english

  2. Antonio lepore

    Molto bello articolo su Roccasicura. Vorrei sottolineare che noi siamo conosciuti come Roccolani e non Rocchesi, grazie

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