ripalimosani
Ripalimosani | Foto Paolo Pasquale

Ripalimosani, scopriamo il paese, la storia e le tradizioni

Ripalimosani, scopriamo il paese, la storia e le tradizioni

Su di una collina posta in posizione dominante sulla valle del Biferno, sorge Ripalimosani, ridente paesino a pochi chilometri da Campobasso. Ricco di storia, cose da vedere e tradizioni è uno dei tanti luoghi da scoprire nella nostra regione. Andiamo, dunque, venite con noi in questa passeggiata virtuale alla “Ripa“.

La storia

Le origini del paese risalgono a molti secoli fa quando la zona era abitata dai sanniti, l’antico e fiero popolo che abitava la zona. Le origini dell’attuale comune, invece, sono da far risalire circa all’anno 1000, nello stesso secolo in cui venne edificato il palazzo ducale. Riguardo le origini medievali, inoltre, ne sono testimonianza la caratteristica forma a fuso in cui da un’asse principale, l’antica via di Mezzo, ora via P. N. F. Giampaolo, si dipartono vari vicoli trasversali.

Cosa vedere

Chiesa di Santa Maria Vergine Assunta

Su tutto l’abitato spicca il campanile della chiesa di Santa Maria Vergine Assunta, del XVI secolo, situata in cima ad una scalinata vicino al palazzo Marchesale. Ricostruita su un precedente edificio del XIII sec., di cui restano la parete nord-est e pochi altri elementi decorativi di stile gotico, fu realizzata nell’attuale impianto nel 1560, mentre la facciata e le decorazioni interne in stile barocco, sono frutto della ristrutturazione a cura di Nunzio Margiotta di Pescopennataro fra il 1772 e il 1780. Il campanile, già esistente nel 1463, reca due figure identificate con Adamo ed Eva.

All’interno il coro ed il pulpito risalgono al cinquecento, al seicento la tela con l’Adorazione dei Magi, mentre sono del XVIII sec. l’organo, la statua del patrono San Michele e la statua dell’Assunta del Di Zinno. Una particolarità è presente all’interno, ovvero un esemplare a grandezza naturale ripreso dall’originale della Sacra Sindone, voluta dal Duca Carlo Emanuele I di Savoia nel 1594 per farne dono al Re di Spagna Filippo II e da questi donata a Mons. Giulio Cesare Riccardo della famiglia marchesale di Ripalimosani.

Palazzo marchesale

Di fronte la chiesa vi è “il castello“, come amano chiamarlo gli abitanti, il palazzo marchesale che mostra nell’impianto la trasformazione cinquecentesca dell’antico fortilizio medievale (XI sec.). All’interno del portale d’accesso si possono ancora vedere le carrucole per le catene di manovra del ponte levatoio. La corte è tipicamente rinascimentale con la presenza dei portali delle botteghe artigiane.

Nell’interrato sono presenti le antiche carceri, a livello della corte troviamo il giardino pensile, al primo piano vi sono le stanze di rappresentanza mentre al secondo i locali un tempo destinali alla servitù. Da menzionare è un altare completo di tutti gli arredi liturgici custodito dietro le ante di un finto armadio a muro che, una volta aperte, trasformano la sala in cappella per gli usi religiosi. Oggi l’ala nobile è utilizzata per meeting e ricevimenti.

Chiesa di S. Antonio di Padova

La chiesa si trova al di fuori del borgo antico, dove un tempo vi era la porta principale, Porta Grande. I Ripesi la chiamano S. Antonio in Piazza per distinguerla dall’omonima chiesetta in c.da S. Lucia. E’ quasi in asse con la rampa del Palazzo Marchesale e ortogonale alla facciata dell’Assunta secondo un modello urbanistico rinascimentale, datazione attestata anche da una visita pastorale del 1554.

La chiesa attuale risale al 1742 e conserva all’interno un ampio presbiterio con balaustra e altare barocco in marmo su cui è posta la statua del Santo titolare. La facciata, di impianto neoclassico, conserva stipiti e architravi dell’edificio settecentesco ed è completata da un campanile a vela.

Sulla sinistra guardando l’ingresso vi è una porta che ci fa entrare in un teatro (teatro comunale) a cielo aperto di recente realizzazione dove si svolgono numerose manifestazioni soprattutto nel periodo di carnevale (La Mascherata) ed in estate.

Nella piazza antistante la chiesa, inoltre, è da menzionare una croce stazionaria risalente al 1562.

Convento San Piero Celestino

E’ uno dei più antichi monasteri del Molise. Edificato dai Benedettini nel X secolo in onore della SS. Annunziata, alla fine del ‘200 passò all’ordine fondato da Pietro Angelerio del Morrone. L’attuale denominazione la prese nel 1313 quando Pietro, divenuto Papa col nome di Celestino V, fu canonizzato. Nel XV secolo fu retto dai Frati Minori Ossevanti, per passare ai Padri Riformati nel 1630. In quest’epoca divenne sede di studi di Filosofia e Teologia e, grazie al sostegno dei Marchesi Riccardo Signori di Ripa furono realizzati il chiostro interno con il pozzo di acqua sorgiva (1626) e gli arredi della chiesa.

Tra questi il coro ligneo (1646), i reliquiari e le ante degli armadi che li contengono, il busto ligneo di San Benedetto da Siena (1626) e la tela della Madonna di Costantinopoli. Del 1593 è la tela che sovrasta il coro mentre risale al ‘700 una culla in argento con Maria Bambina, dono di un ripese miracolato offerta nel XX secolo.

…e molto altro!

Ancora tanto c’è da vedere:

  • Porta Iannucci, del XI-XII secolo, costituiva insieme a Porta Grande (scomparsa) e Porta del Borgo, uno dei tre accessi all’antico nucleo abitativo. Della forma originaria non è rimasto quasi nulla a causa dei numerosi rifacimenti che si sono susseguiti nel corso dei secoli. Il nome deriva probabilmente dal cognome della famiglia che ne fu proprietaria e abitò il fabbricato in cui la porta è inserita.
  • Chiesa di Santa Lucia, tipica cappella rurale di modestissime dimensioni, si trova al di fuori del paese (nei pressi del viadotto di Ingotte). Di origine cinquecentesca si presenta molto semplice anche negli arredi. 
  • Cappella della Madonna della Neve, in c.da Quercigliole, anticamente apparteneva all’Ordine di Malta. L’epoca della fondazione non è conosciuta. Di sicuro la costruzione viene accertata già nel 1651 comparendo in una planimetria dell’Atlante Capecelatro anche se risulta, rispetto all’ordinamento attuale, diversa nella composizione. 

Non resta che fare una passeggiata in paese e godere anche di tutte le altre bellezze!

Di seguito qualche altra foto “verticale” di opere di cui già abbiamo parlato e di altri scorci tra le vie le paese.

Cosa fare

Detto della mascherata di carnevale, ci sono anche altri eventi: Simposio Ripa e il Palio delle Quercigliole. Riguardo quest’ultimo è doveroso fare un approfondimento.

Palio delle Quercigliole

Da oltre due secoli il 12 agosto si svolge questa corsa dei cavalli in contrada Quercigliole, con arrivo proprio dove sorge la cappella della Madonna della Neve. Sei sono le agguerrite contrade che si confrontano in una gara che dire emozionante è dire poco: San Rocco, Piazza, Castello, Santa Lucia, Villaggi e Morgione. Il palio prende il via nel pomeriggio ed è suddiviso in tre batterie; a metà percorso vi è un punto ristoro.

Caratteristica del palio è che, al termine della competizione, il cavallo vittorioso, accompagnato dal fantino, varca la soglia della chiesetta e la tradizione vuole che si inginocchi al cospetto della Vergine Maria per ringraziarla della vittoria.

Transumanza

Come da tradizione secolare, ogni anno passa a, breve distanza dall’abitato, la transumanza di cui resta tra le ultime tracce quella della Famiglia Colantuono di Acquevive di Frosolone. Il tratturo Lucera-Castel di Sangro, infatti, corre lungo la strada che porta a Santo Stefano. Il terzo dei quattro giorni di cammino c’è la tappa più lunga, da Santa Croce di Magliano a Ripalimosani per l’appunto, con arrivo e sistemazione per la notte nell’area antistante la Cappella della Madonna della Neve in contrada Quercigliole. Da qui, la mattina successiva, si ripartirà per arrivare a destinazione, non prima di aver guadato il Biferno, uno dei momenti più belli della transumanza.

Curiosità

Ripalimosani, il paese dei funai

Ripalimosani era un tempo chiamato “il paese dei funai” per il gran numero di artigiani, “feniere” che si dedicavano alla fabbricazione delle corde. La lavorazione della canapa fu avviata nel XVI secolo e crebbe fino agli inizi del ‘900 quando la manifattura divenne di eccellente qualità ed i prodotti molto ricercati nel Regno di Napoli.

Dopo la seconda guerra mondiale la produzione è andata prima riducendosi per poi scomparire del tutto. Il lavoro si svolgeva prevalentemente all’aperto e oggi rimane solo il nome “orto dei funai” a ricordare il luogo dove si incontravano fino a duecento artigiani a muovere le tipiche ruote per la filatura.

La tradizione dei mandolini

A Ripalimosani c’è una secolare tradizione Mandolinistica che, grazie all’attività del Circolo Musicale “Pietro Mascagni”, orchestra di interesse nazionale, ancora gode di eccellente salute.

Paolo Pasquale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *