Rionero Sannitico
Rionero Sannitico | Foto Paolo Pasquale

Rionero Sannitico, a mille metri con vista sulle Mainarde

Rionero Sannitico, a mille metri con vista sulle Mainarde

Le anziane del posto la chiamerebbero “Rrunìr”, modesto paese di 1069 abitanti della provincia d’Isernia che sorge a ben più di 1000 metri di altitudine, tale da permettere una panoramica unica sui Monti della Meta, e posto a pochi chilometri dall’ideale confine geografico tra centro e sud Italia; è attraversato da una delle principali strade statali dirette nella regione Abruzzo, per cui vi parleremo di un paese che almeno una volta nella vostra vita avreste sentito nominare: Rionero Sannitico.

E’ Michele Vitarelli, fondatore della pagina Instagram e Facebook Discover Molise, che ci farà compagnia nella scoperta di questo paese; continua il nostro viaggio con la rubrica “ScopriAMO il Molise”. Articolo che troverete anche sui canali social di TurismoinMolise, Facebook e Instagram.

Storia

Partiamo sempre nell’individuare l’origine del nome di questo paese che, probabilmente, lo trova nella presenza dell’affluente “Rio” del fiume Volturno nel suo territorio.
Analogamente al paese di Acquaviva d’Isernia, anche l’agro di Rionero Sannitico apparteneva alla Badia di S. Vincenzo al Volturno cui venne usurpato nel 1064. Nel 1381 Rionero fu concessa ad Andrea Carafa conte di Forlì; successivamente passò in feudo alla casa di Sangro per poi ritornare, dopo circa un secolo, in mano ai Carafa, famiglia che si espanse inizialmente a Pietrabbondante per poi mantenere il dominio fino al 1781, anno in cui il feudo divenne bene permanente del demanio.

Negli anni successivi il paese venne associato al distretto di Isernia per poi entrare a far parte del Regno d’Italia, evento dopo il quale il nome originario “Rivinigri” venne sostituito con “Rionero” aggiungendo “Sannitico”, precisamente nel 1864.

Tra le testimonianze storiche del territorio restano i ruderi del Palazzo Ducale e la Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo, monumenti di cui vi parleremo nel dettaglio in seguito.

Cosa vedere

Nel corso degli anni Rionero Sannitico ha visto sorgere nuove chiese, oltre quella di San Bartolomeo apostolo, anticamente intitolata a S. Maria Assunta in cielo, durante l’epidemia di peste del 1600 che presenta una forma a croce latina, con tre navate e realizzata prevalentemente in pietra.

La prima è la chiesa della Trinità, caratterizzata da un altare costruito con marmi pregiati, la seconda è la chiesa di San Lorenzo, costruita recentemente in onore di San Lorenzo, celebrato da molti anni il 10 agosto, la terza è la chiesa di San Mariano, nuova meta del pellegrinaggio dei Santi Protettori di Rionero (San Mariano e San Giacomo) accompagnati dai fedeli, e la quarta è la chiesa della Madonna del Rosario.

Della storicamente ricca fortezza, chiamata anche Palazzo Ducale, si possono ancora ammirare la struttura originaria la quale conserva nella sezione interrata un cisterna che raccoglieva con un sistema di canalizzazioni tutte le acque piovane; i diversi livelli presenti sono ancora collegati da una semplice ed interessante scala elicoidale tutta in pietra.

Tradizioni

Ai tempi d’oggi una delle tradizioni più antiche di Rionero Sannitico (comune anche nel resto degli altri paesi) può essere corrisposto ad un mestiere comunissimo, ovvero quello dell’influencer; stiamo parlando del banditore, colui che rendeva pubbliche le ordinanze delle Autorità cittadine per le vie del paese (il cosiddetto “r’buann”) diventando una figura di vitale importanza. Anche i venditori ambulanti sfruttavano questo servizio chiedendo al banditore di modificare il proprio “bando”: egli doveva girava il paese promuovendo la merce del venditore in questione in cambio di qualche suo prodotto.

Anche il matrimonio a Rionero Sannitico era una tradizione molto legata al popolo del paese e presentava alcune caratteristiche comuni ad altri del circondario; i fidanzati, infatti, o i genitori dei due innamorati, si recavano nelle case dei parenti più stretti per invitarli alle nozze; il primo passo erano le “prime promesse”, effettuate in municipio al cospetto del sindaco. Il giorno prima delle nozze, le donne della famiglia della sposa, procedevano con “la dodda”: portavano la biancheria e il corredo a casa degli sposi dove preparavano anche il letto matrimoniale; in conclusione la famiglia dello sposo offriva uno spuntino a base di prosciutto, salsiccia, formaggi, generalmente cibi della cultura contadina. Nel giorno del matrimonio si partiva in corteo da casa dello sposo per
recarsi a casa della sposa e per procedere infine verso l’unica chiesa dove si potevano celebrare i matrimoni, ovvero la chiesa di San Bartolomeo Apostolo. Terminata la funzione, gli sposi all’uscita della chiesa, trovavano i bambini che, reggendo un fazzoletto da un lato all’altro della strada, non permetteva loro il passaggio poiché lo sposo doveva offrire ai ragazzini dei confetti, usanza definita “
lambara”, ripetuta fino a casa dei coniugi. Qui trovavano la parte esterna dell’abitazione addobbata con coperte pregiate, ricamate a mano, sulle quali venivano attaccate delle bambole in segno di prosperità e felicità (“r’ trionf”). Concluso il pranzo nunziale, gli sposi offrivano cinque confetti e alcuni biscotti fatti in casa agli invitati poiché non esistevano ancora le famose bomboniere, i quali ricambiavano regalando loro stoffe, tovaglie, sedie, stoviglie, e in alcuni casi anche soldi. Infine venivano aperte le danze a ritmo di organetti e stornelli improvvisati dagli invitati stessi fino a tarda sera.

Non meno importante è la festa del patrono San Mariano e San Giacomo in cui si tiene una processione che da Rionero Sannitico arriva a S. Mariano, chiesetta di cui vi avevamo anticipato nei paragrafi precedenti. E’ un evento che vede la partecipazione di molti pellegrini che vanno a bagnarsi e a dissetarsi all’acqua “miracolosa” della fontana posta al di sotto della cappella.

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