montefalcone nel sannio
Montefalcone nel Sannio | Foto Paolo Pasquale

Montefalcone nel Sannio: dalla valle del Trigno al mar Adriatico

Montefalcone nel Sannio: dalla valle del Trigno al mar Adriatico

Per la rubrica “ScopriAmo il MOLISE”, oggi vi portiamo nella valle del Trigno alla scoperta di Montefalcone nel Sannio, dove non mancano storie da tramandare e bellezze da visitare.

Montefalcone nel Sannio è un  suggestivo comune dell’entroterra molisano che si estende sul fianco del monte “La Rocchetta” e che è circondato da un bellissimo e vario paesaggio naturale: l’ampia vallata del Trigno, la pineta e i boschi, il lago naturale, il maestoso massiccio della Maiella. Il paese situato sul monte,  con i caratteristici vicoli che si arrampicano in ripide scalette verso la verde e salubre pineta, conserva molto del suo fascino antico con le case e i portali in pietra.

Ricco di viti, olivi e alberi da frutta, offre agli abitanti e ai turisti la possibilità di immergersi in un ambiente naturale non contaminato dal dinamismo della civiltà industriale. A questo si deve aggiungere un importante patrimonio storico, archeologico e culturale, testimonianza di un passato operoso e tutto da riscoprire.

Continuate a leggere per scoprire di più su Montefalcone del Sannio insieme a noi, Paolo Pasquale di TurismoinMolise (pagina Facebook Instagram) e Rossella Vitarelli di Discover Molise (pagina Facebook Instagram).

La storia

Montefalcone avrebbe avuto origine da “Maronea”, località individuata sul monte “La Rocchetta”, santuario-fortezza, recinta da mura, abitata dai sanniti. “Maronea” venne descritta come teatro di scontri e soste dell’esercito di Annibale in marcia verso Canne (216 a.C.). Ancora oggi sul monte “La Rocchetta” sono visibili resti di mura ciclopiche-pelasgiche. Mancano notizie certe sulla storia di Montefalcone fino al periodo angioino quando diventò feudo della famiglia Cantelmo, alla quale seguirono altre nobili famiglie. Da questo momento seguirà le sorti del Regno di Napoli fino all’unificazione del regno d’Italia. L’etimologia del toponimo non è ancora chiarita; si sa soltanto che nel 1869 il comune fu autorizzato con regio decreto ad aggiungere “del Sannio” al nome precedente per differenziarlo da altri toponimi simili.

Cosa vedere

Chiesa di San Silvestro I, Papa

La chiesa di San Silvestro Papa, di cui non si sa con precisione l’anno della costruzione, andata distrutta da un incendio nel 1702, fu ricostruita nel 1732. In stile neo barocco, conserva al suo interno numerose statue di buona fattura. Pregevole capolavoro è il busto ligneo di Sant’Anna del XV secolo, mentre altre opere di un certo interesse sono le statue lignee della Madonna Immacolata, di Sant’Antonio Abate, Patrono di Montefalcone, probabile creazione dell’artista campobassano Paolo Saverio di Zinno, e di San Giovanni Battista (XIX secolo). Nell’ancona che custodisce la statua lignea del Patrono è conservata un’importante reliquia del corpo del Santo, donata dalla Basilica di Padova, il 25 settembre 1993. Di rilevante pregio artistico è l’organo con cassa in oro zecchino, di scuola napoletana, probabilmente del seicento, ritenuto uno dei più antichi del Molise. Sotto la chiesa si trova l’antica cripta di Santa Caterina. Di grande interesse è il portale gotico dell’ingresso principale che con ogni probabilità, giunge dall’antica Chiesa del Convento di San Giso, di cui non esistono resti, che si trovava nei pressi di monte Mauro.

Sulla torre campanaria, ristrutturata nel XIX secolo, sono collocate cinque campane. Di queste ultime solo una, la più grande, detta “la grossa“, fu salvata dalle razzie fasciste. È  dedicata, principalmente, alla Vergine Immacolata, quale dono dell’allora signore feudale di Montefalcone, il Duca di Canzano. La seconda campana, detta mezzana o “La Francese“, venne fusa nel 1967 dalla Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone utilizzando il bronzo di una campana, consegnata alla Parrocchia dopo la fine della guerra, proveniente, secondo la tradizione, dalla Francia da cui, appunto, il nome “La Francese”. Essa è intitolata al Patrono cittadino Sant’Antonio di Padova e a San Nicola di Bari. La terza campana, detta “la cinenna” (piccolina) o “concettina”, venne fusa negli anni 60, sempre dalla fonderia Marinelli di Agnone, ed è intitolata unicamente all’Immacolata Concezione.

Alcune curiosità in merito alle  pietre incastonate nel campanile, in cui su due vi sono scolpite delle scritte in latino, su altre tre vi è rappresentato un falcone; e inoltre, per quanto riguarda le scalinate sul retro, vige la leggenda che racconta di come il parroco di allora richiese 18 scalini, perché 8 più 1 fa nove, tre volte la trinità, ma in realtà, il committente per dispetto ne realizzò 19.

La Chiesa San Silvestro Papa è però stata chiusa dopo il terremoto del 2018, e molti sono gli eventi che la riguardano: nel 1700 fu colpita da un fulmine, nel 1805 dal terremoto di Sant’Anna, nel 1900 un fulmine, nel 2000 un altro fulmine e il terremoto del 2002.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La chiesa della Madonna delle Grazie o del Latte del 1621, fa parte del Convento dei Cappuccini e fu costruita per volere del Marchese Alessandro del Gallo, feudatario di Montefalcone nel Sannio. Si racconta che qui venissero le donne sterili a chiedere la grazia alla madonna.

La facciata della chiesa è molto semplice con una lunetta e un finestrone che illumina tutto l’interno. Originariamente a tre navate, è ora ridotta alla sola navata centrale. Molto bello l’altare maggiore in noce e acero, intarsiato con motivi a fiori e uccelli. Il tabernacolo è sorretto da colonnine con capitelli corinzi. A destra della chiesa fu costruito il Convento, che era abitato da frati Cappuccini. Era formato da una ventina di stanze disposte intorno a un chiostro. Adiacente al Convento, c’era un terreno detto “l’orto dei monaci”, coltivato dagli stessi religiosi. Durante il periodo napoleonico i frati cappuccini furono cacciati e l’edificio fu concesso in uso al Comune di Montefalcone che lo utilizzò, in seguito, come Caserma dei Carabinieri, con annesso carcere, e più recentemente come locali della Scuola Media. L’orto fu diviso tra i privati. La chiesa ora appartiene alla Parrocchia.

Mura ciclopiche

Sul versante occidentale del Monte Rocchetta vi sono importanti resti di fortificazioni sannite, che delimitavano, probabilmente, un luogo di culto e/o un baluardo di difesa “estrema” in caso di pericolo. Alcuni studiosi hanno identificato il sito con l’antica Maronea sannita, luogo dove, secondo lo storico romano Tito Livio, il Proconsole Marcello, nel 212 a.C., ebbe la meglio su una nutrita posizione di cartaginesi. A supportare tale tesi, vi è anche la tradizione orale e i ritrovamenti di reperti importanti, sia in tempi remoti che più recenti. Ulteriore conferma sarebbe data da un cippo lapideo, una volta conservato all’interno dell’orto della sagrestia della chiesa di San Silvestro I Papa e attualmente perduto, sul quale ormai pochi testimoni riferiscono fosse inciso il nome “Maronea”.

Il Palazzo Ducale

Il Palazzo Ducale costruito probabilmente intorno al sec. XVIII, ha subìto nel corso degli ultimi anni profondi cambiamenti. Di stile vagamente neoclassico, a pianta quadrangolare, era originariamente circondato da mura con quattro torri, una delle quali ancora esistente. Quasi sicuramente il palazzo è stato edificato su un altro preesistente, risalente al XIV sec. Tale ipotesi è confermata dal fatto che nel 1700 certamente non poteva esistere al centro del paese un’area edificabile così estesa. Sulla facciata principale spicca ancora il grande e marmoreo stemma gentilizio che sovrasta tuttora il balcone centrale e che riporta 5 gigli aurei con al centro una coppa simbolo della famiglia amalfitana Coppola, duchi di Catanzaro.

Inoltre da vedere vi è anche la  fontana di Piazza del Popolo, dove l’acqua fuoriesce da due faccione che la tradizione vuole rappresentino il conte e la contessa, Piazzetta del Sole, area pic-nic (loc. Macchia del Lago), Bosco Selva, Lago Grande, pineta, tratturo Ateleta-Biferno, Pinacoteca Maronea, porta di Via Falcone, porta di Via Sanchez, passare per  via Margherita, chiamata cosi in onore della regina Margherita, ma che in realtà viene chiamata “la Siberia” perché in qualsiasi stagione dell’anno è freddissimo.

Da aggiungere la presenza nel palazzo della Casa di Carità fondata, insieme alla congregazione delle Sorelle Francescane della Carità, presenti anche nel ex convento dei cappuccini, da un sacerdote del paese, don Vittorio Cordisco, di cui nel 2020 si è concluso il processo diocesano per il riconoscimento delle virtù eroiche.

Tradizioni e gastronomia

Molte solo le feste e tradizioni popolari di Montefalcone del Sannio tra cui la festa di San Gabriele dell’Addolorata il 27 febbraio, San Michele Arcangelo l’8 maggio, San Nicola di Bari il 9 maggio, festa della Reliquia di Sant’Antonio di Padova il 12 giugno, Sant’Antonio di Padova, patrono cittadino il 13 giugno.

Molto sentita è la tradizione de “Le Farchie” il 24 dicembre: nel suggestivo centro storico di Montefalcone, come in molti altri comuni del Molise, si aspetta la nascita di Gesù in piazza insieme all’intera comunità riunita intorno ad enormi torcioni ardenti, le “Farchie”, intonando canti natalizi, accompagnati dal suono delle zampogne o delle fisarmoniche e gustando piatti tipici locali. Era, ed è ancora, anche un rito di iniziazione, durante il quale gruppi di giovani si sfidano nel costruire le “farchia”. Costituita da un fascio conico di piccoli tronchi spaccati, incastrati e legati intorno ad un tripode di legno, accesa, viene portata, cantando canti tradizionali, accompagnati dagli strumenti popolari per le vie cittadine, sostando davanti agli usci di amici e parenti che accolgono, all’interno della loro abitazione, i cantori, offrendo loro dei doni di carattere alimentari.

Ricordiamo “Lu Bufù” il 31 dicembre, giorno in cui gruppi di cantori si recano davanti alle abitazioni di famiglie scelte per l’occasione ed eseguono il tipico canto del “Capedanne”. All’interno proseguono i canti per qualche ora, fino a quando si decide di cambiare casa. Lo strumento principe di questa serata è il Bufù, realizzato con un tino, una pelle di capra, una canna.

Il 5 gennaio, vigilia della “Pasquetta”, con le stesse modalità e strumenti del 31 dicembre, si porta per le case il canto de “La Pasquetta”; suggestiva, è effettuata con zampogne e ciaramelle, da suonatori locali, autentica espressione di una antica, sana e originale cultura popolare.

 Il 16 gennaio vigilia della festa di “Sant’Antonio Abate“: si gira per le case, portando il canto tradizionale, che narra le gesta del santo; questo canto, molto allegro e ritmato, finisce, anzi “degenera”, nella richiesta di donativi di carattere alimentare

 Il 19 gennaio vigilia della festa di “San Sebastiano“, si gira per le case, portando il canto secolare, che parla della vita del Santo stesso.

Non mancano, inoltre, le manifestazioni locali con la sfilata di carri e maschere la penultima domenica di Carnevale, il Festival internazionale del folklore il 9 agosto, organizzata da trentaquattro anni, dagli instancabili amici del “Gruppo Folkloristico Toma…Toma“, con la collaborazione del comune, che vede sfilare ed esibirsi ogni anno diversi gruppi folclorici internazionali, per un totale di oltre 150 persone in costume. Colori, musica, balli e canti, rendono l’evento imperdibile, atteso ed amato dalla popolazione, anche dai paesi vicini, rappresentando un motivo di attrazione in più, per i tanti turisti di quel periodo. Nell’occasione è facile poter osservare ed ascoltare strumenti musicali della tradizione, sapientemente realizzati da costruttori locali.

Infine, nel mese di luglio, non può mancare la Sagra della capra: si suona, si canta in allegria ed è possibile mangiare ottimi piatti: “Cavatelli e carne di capra”, formaggi e ricotta, derivati dal latte di una razza molto pregiata e presente quasi esclusivamente in questi posti, appunto denominata scientificamente, “la capra di Montefalcone Nel Sannio” .

Mentre, per quanto riguarda la gastronomia, vogliamo riportare la  ricetta di due dolci tipici di Montefalcone: i “Calciune” e “La pizzaonta”.

Per la preparazione de “I Calciune” (Dolce di Natale) servono: farina quanto basta, 6 uova, 2 cucchiai di vino bianco per ogni uovo, olio (2 cucchiai per ogni uovo), zucchero (un cucchiaio per ogni uovo), liquore all’anice. Preparazione: Mescolare il tutto e lavorare la pasta fino a renderla liscia. Per il ripieno si possono usare ceci o castagne lessate e passate col passatutto oppure marmellata, unendoli a cioccolato macinato, cannella, liquore e cacao. Con la pasta si devono ricavare delle mezza lune, farcirle con il ripieno e friggerle nell’olio bollente.

Per la preparazione de “La Pizzaonta” (Dolce di Carnevale) servono: Mezzo kg di farina, liquore all’anice, un pizzico di sale, 3 uova, 100 g di zucchero, un bicchiere di olio d’oliva, 1 lievito vanigliato. Preparazione: Impastare bene gli ingredienti. Fare la sfoglia sottile e tagliarla a forma di quadrati. Friggere nell’olio bollente.

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