monte vairano
Scavi di Monte Vairano | Foto Paolo Pasquale

Monte Vairano: nuova luce sui Sanniti

Monte Vairano: nuova luce sui Sanniti. Considerazioni su storia e sito archeologico a seguito della lettura del libro del Prof. De Benedittis

Dei Sanniti si parla, a nostro avviso, sempre troppo poco e, di conseguenza, sempre troppo poco si parla anche degli scavi di Monte Vairano. Facciamo seguito ai messaggi con l’amico Vittorio Didodo, amministratore della pagina Facebook “MolisEsiste.com – Valorizziamo il Molise” e condividiamo volentieri questo suo interessante articolo con spunti di riflessione che condividiamo in toto.

In questi giorni di reclusione forzata ho avuto modo di leggere il volume a cura del Professor Gianfranco De BenedittisMonte Vairano: distruzione, oblio, rinascita“, edito nel 2017 grazie al contributo della Banca Popolare delle Province Molisane e della “Fondazione Roma – terzo pilastro”. Il professor De Benedittis conduce gli scavi in questo sito archeologico dal 1974 ed in quest’opera riporta in particolare le novità scaturite dalle ricerche degli ultimi anni.

Il sito di Monte Vairano si estende in una grande area di circa cinquanta ettari tra i comuni di Campobasso, Baranello e Busso, delimitata da una cinta muraria lunga tre chilometri con una continuità di vita che va dal VI al I secolo a.C.

I Sanniti

E’ doveroso premettere che, nonostante le numerose testimonianze archeologiche del popolo sannita presenti in Molise e non solo, ancora oggi conosciamo poco questa particolare civiltà italica di epoca pre-romana. Per secoli l’immagine dei sanniti è stata pesantemente condizionata dalla storiografia antica, per lo più romana, che li ha presentati come un popolo prevalentemente guerriero, dedito alla pastorizia e più in generale “rozzo” dal punto di vista culturale rispetto ad altre popolazioni coeve più “raffinate” come i vicini greci della Magna Grecia o gli Etruschi.

I Sanniti, grandi nemici di Roma durante i celeberrimi conflitti combattuti tra IV e I secolo a.C. per il predominio nell’Italia Centrale, hanno quindi subito una “cattiva pubblicità” da parte delle fonti antiche che hanno esaltato i vincitori e sminuito i vinti. Eppure già le ricerche effettuate nel grande complesso sacro di Pietrabbondante dal Professor La Regina e la sua equipe ci hanno dato elementi in controtendenza con questa visione del mondo sannita.

La presenza del monumentale complesso teatro-tempio, di una “domus publica”, la scoperta di un ulteriore tempio con funzione di erario e il costante allargamento dell’area di scavo suggerisce la presenza di un santuario confederale, importante centro religioso e politico appartenuto ad una popolazione con una forte e rivendicata identità etnica sulla scia dei grandi santuari dell’antichità mediterranea. Ma, in questo contesto, la città sannita di Monte Vairano costituisce un unicum che ci permettere di indagare sul modo di vivere dei sanniti e sulle loro modalità di insediamento.

Monte Vairano

Come già detto, le prima tracce di insediamento a Monte Vairano risalgono al VI secolo a.C. con una continuità di occupazione dell’abitato che dura fino al I sec. a.C. Sporadiche rioccupazioni sono documentate in epoca imperiale e poi medievale con la costruzione di un castello ed una chiesa. Gli scavi hanno permesso di identificare una struttura urbana pianificata. Le mura, in opera poligonale, si estendono per tre chilometri e insieme alle tre porte di accesso alla città possono essere datate nel IV sec. a.C.

Questo abitato, inoltre, era dotato di un impianto viario ortogonale, nel quale le vie (ne sono state rinvenute quattro con rispettivi marciapiedi ai lati) si intersecavano ad angolo retto. Gli edifici pubblici e privati sorgevano su ampie aree pianeggianti artificiali (terrazzamenti), delimitati da muri lungo il perimetro. Sono state rinvenute abitazioni private, edifici pubblici come un horreum (magazzino per la conservazione di derrate alimentari) e più cisterne (per la conservazione dell’acqua, elemento che evidenzia un elaborato sistema di approvvigionamento idrico in una città sprovvista di risorse idriche al suo interno) ed anche luoghi di lavoro come una fornace e dei mulini.

Tutto fa pensare ad un abitato variegato e ben strutturato. Uno degli aspetti senz’altro più interessanti è legato all’economia della città. I reperti rinvenuti, infatti, testimoniano la presenza di diverse e diversificate attività lavorative: agricoltori, barbieri, venditori d’unguenti e profumi, fornai, medici, architetti, pittori, muratori e pavimentisti, pescatori, macellai, vasai, scribi, fabbri e vinai.

Ancora più sorprendente è il quadro delineato dai ritrovamenti monetali e ceramici: sono state rinvenute monete ed anfore provenienti da tutto il mondo italico e mediterraneo, dalla Turchia a Marsiglia, le isole Baleari e Cartagine. Ciò induce ad inserire a buon diritto anche il Sannio nelle grandi rotte commerciali dell’antichità.

La distruzione

Le ricerche confermano la fine brusca della vita di questa comunità a seguito di un evento traumatico che si può individuare negli eventi bellici legati alla cosiddetta “Guerra Sociale” (91-88 a.C.) ed in particolare nell’intervento dei Romani guidati da Lucio Cornelio Silla nell’89 a.C nella piana di Bojano. La distruzione è testimoniata dalle numerose tracce d’incendio sui materiali rinvenuti e soprattutto dalla copertura dei tessuti stradali e il riempimento delle cisterne (in una di queste verrà scoperto il corredo intero di un’abitazione) con le macerie degli edifici distrutti.

E’ più che lampante che all’esercito nemico non interessava solo la distruzione di questa città ma soprattutto l’impossibilità per i superstiti di tornarci a vivere grazie alla manomissione definitiva di strutture fondamentali come l’impianto viario e quelle legate all’approvvigionamento idrico. La stessa funesta sorte toccherà ad altri insediamenti sanniti coevi come Saipinom e Bovianum Vetus, con la differenza che queste ultime verranno rioccupate in un Sannio gradualmente romanizzato, mentre Monte Vairano (di cui ignoriamo financo il nome sannita) rimarrà abbandonata e sigillata nei primi decenni dell’ultimo secolo prima di Cristo. Ed è proprio questo l’aspetto più interessante: oggi questo sito archeologico può davvero fornirci informazioni inedite sulla vita quotidiana dei sanniti, sulla loro organizzazione urbana e sul loro rapporto con il resto del mondo antico, informazioni incredibilmente quasi ignote ai ricercatori nel 2020.

Conclusioni

In conclusione, consiglio vivamente a tutti la lettura di questo volume e mi auguro che nel prossimo futuro verranno sufficientemente finanziati gli scavi e le ricerche in questo sito archeologico per poter arrivare ad una adeguata fruibilità turistica. Infatti (dopo decenni di parole vuote sulla valorizzazione turistica di una regione meravigliosa e ricca di storia come il Molise) per ripartire dopo una tragedia così grande come questa pandemia, sarebbe doveroso che ci fosse la volontà politica di investire competenze e risorse in un settore potenzialmente inesauribile e portatore di importanti indotti occupazionali ed economici: la cultura.

Per acquistare la copia cartacea del libro bisogna rivolgersi alla Banca Popolare delle Province Molisane, mentre è possibile consultarlo online sul sito del professor De Benedittis.

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