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Jelsi - Foto Paolo Pasquale

Jelsi, paese della festa del grano…e non solo

Jelsi, paese della festa del grano…e non solo

Jelsi è un paese di circa 2000 abitanti; ha un territorio di 28,50 Kmq e confina a Nord con Toro e Pietracatella, ad Est con Riccia, a Sud con Cercemaggiore e Riccia e ad Ovest con Gildone e Campodipietra. L’andamento del suolo è caratterizzato dal rilievo tipico collinare con altitudine media di 500 metri s.l.m.. Il territorio è attraversato dalla fiumara Carapelle, affluente del fiume Tappino.

L’attuale posizione delle abitazioni del Comune è sparsa su di un piacevole e panoramico colle, da cui si può ammirare la valle del Fortore ricca di oliveti e di appezzamenti agricoli. Il centro storico, nucleo originario, è posto su un rilievo collinare ed ha conservato le caratteristiche del borgo medievale; è limitato a nord dalle mura di cinta e da una prominenza collinare, ad ovest dal corso della fiumara Carapello, ad est e a sud da due incavi della fiumara.

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Jelsi – Foto Paolo Pasquale

Storia

Alcuni ritengono che Jelsi sia stata fondata da alcune colonie di zingari e per questo veniva chiamata, nel 1494, “Terra Gyptie”; altri invece sostengono che il paese abbia avuto origine dalla tribù degli Zingani, appartenenti al popolo dei Bulgari. Nei registri agioini è detta “Gittia”, subito dopo l’epoca angioina, “Gitium”, nel 1404 “terra Gyptie”, “Gelzi” o “Gelizza” in alcuni documenti del ‘600, forse in riferimento ai gelseti di cui la zona è ricca.

Le prime notizie sicure di Jelsi si hanno nel periodo angioino, nel 1269, nel Libro delle Donazioni di Carlo I d’Angiò, morto nel 1285 a Foggia. Nella Donazione, il feudo viene dato a Bertrando di Belmonte. In seguito si alternano nel titolo del feudo i Sanfromondo, gli Oddone Severiano, i Gambatesa, i Carafa, i Pavesio e, infine, nuovamente i Carafa.

Paese, palazzi, chiese e monumenti

Il centro medievale ha una forma a fuso, nata da un impianto urbanistico di epoca romana; si vede ancora chiaramente il decumano (Via S. Andrea), invece il cardo è poco riconoscibile per la sovrapposizione del tessuto medievale.

Il centro storico del paese è ubicato su uno sperone di calcare a strapiombo sul Carapelle (RIPO) e racchiude le emergenze architettoniche più antiche; in largo Chiesa madre si affacciano la Chiesa Madre di S. Andrea Apostolo (XI sec.) divisa in tre navate, fatta ricostruire dopo il terremoto del 1805 ed integralmente restaurata nel 1864, il Palazzo Ducale dei Carafa (XVI sec.), costruito su una precedente struttura del 1517; è tradizione che l’edificio sia stato costruito dalla famiglia locale de Pinabellis; in seguito ai danni subiti dal terremoto del 1805 fu restaurato nel 1840; sul suo balcone si può ammirare lo stemma marmoreo della casata col motto “Hoc fac et vives”. Da vedere è anche la Cripta della SS. Annunziata (XIII sec.) con i suoi affreschi del XIV secolo della scuola di Giotti e Pietro Cavallini.

Nel resto del paese si potranno apprezzare: il palazzo Valiante (un esempio di residenza fortificata del 1700), la casa Pinabello, il palazzo Civico, la fontana dei delfini ed a pochi chilometri dal centro abitato il Santuario Santa Maria delle Grazie con l’annesso Convento dei Frati Francescani, parte del quale diventato Museo del Grano. Altro da vedere sono le Grotte di Civitavecchia, il Parco paleontologico, Colle San Pietro e il Parco “Valle del Cerro”. Poco fuori dall’abitato vi è un antico ponte romano ricostruito nel 1823.

La bellezza incontaminata dei querceti, dei pittoreschi laghetti collinari, delle limpide e fresche acque delle numerose sorgenti e delle tipiche abitazioni contadine, inoltre, consentono di trascorrere una giornata a contatto con la natura e gustare i tipici e genuini prodotti locali.

Tradizioni

In occasione della festività di Sant’Anna si svolge la “Festa del Grano”, carri trainati da buoi e ricolmi di grano. Questo corteo percorre le vie del paese fino a giungere alla località “aia di Sant’Anna” dove il grano viene benedetto e trebbiato. Alcuni carri poi partecipano ad una gara per l’assegnazione del premio per il carro più bello.

Altra importante tradizione, questa volta legata al carnevale, è quella dell’Uomo Orso. Nel corso dell’anno si tengono fiere di bestiame e merci varie.

Da qualche anno, inoltre, si tiene la “Sagra du Funnateglie”.

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Eno-gastronomia

Fanno parte della gastronomia jelsese i “cauzuni”, dolci rustici preparati con la pasta sfoglia e farciti con passata di ceci e miele, la “mpanatella”, verdure miste candite con lardo e pizza di farina di granoturco. Come detto, poi, ci sono “u funnateglie” ed il baccalà, altro piatto tipico della zona.

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