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Gambatesa - Foto Paolo Pasquale

Gambatesa, alla scoperta del paese, della storia e delle tradizioni

Gambatesa, alla scoperta del paese, della storia e delle tradizioni

E’ venerdì, è tempo di fare una bella passeggiata in uno dei meravigliosi borghi molisani; oggi siamo a Gambatesa per un antipasto dell’evento di domani, Discover Gambatesa, organizzato in collaborazione con il Comune di Gambatesa, GambatesaBlog e Moli.se (ve ne abbiamo parlato nell’articolo pubblicato mercoledì). Buona passeggiata a tutti… #ScopriAmoilMolise.

LA STORIA

Ai Pietravalle, nobili che si insediarono nel feudo nel 1284, con Riccardo prima e Roberto poi, è attribuita la costruzione del castello. Le prime notizie certe dell’abitato risalgono all’XIII secolo durante il periodo medievale. Il nome stesso viene attribuito a Riccardo da Gambatesa, probabilmente appartenente alla famiglia dei Molisio. Per tutto il secolo XIV, Gambatesa apparterrà alla discendenza di Riccardo, chiamato Pietravalle o Gambatesa. Con l’unione della figlia Sibilla con Giovanni Monforte, il casato divenne dei Monforte e dei Gambatesa: in esso ebbe i natali Nicola di Monforte che diventerà signore di Campobasso.

Nel 1399 re Ladislao di Durazzo affidò il feudo di Gambatesa a Luigi Galluccio. La titolarità del luogo passò poi nel 1484 ai di Capua, ai Lombardo-Mendozza, fino a giungere alla famiglia Ceva (Leva) Grimaldi che ne fu l’ultima feudataria. Gambatesa è posta su una collina tufacea, ricca di olivi, e si estende, con la nuova urbanizzazione, verso la pianura. Il centro storico, addossato al castello che lo domina, costruito in prevalenza in pietra, conserva le caratteristiche architettoniche del passato; nella cerchia esterna, invece le costruzioni sono moderne.

DA VISITARE

Tra i principali elementi del patrimonio storico e architettonico del comune figura il castello medievale, di tre piani. Esso, più che una fortezza, appare come un palazzo gentilizio che compare, maestoso, appena ci si immette sulla piazza. Di pianta quadrangolare, l’edificio conserva affreschi del Rinascimento, eseguiti da Donato di Copertino. Interessante è anche la chiesa di San Bartolomeo, restaurata dal 1887 al 1891, divisa in tre navate, con archi a tutto sesto. Da vedere anche la chiesa di San Nicola, situata nel centro del paese, retta fino al 1653 dai Francescani. Sulla piazza vi è una croce viaria, in pietra, posta in un cerchio che presenta due facce: su una appare Cristo Benedicente, sull’altra Gesù Crocefisso tra la Madonna, San Giovanni e un teschio. Ancora da visitare il Santuario di Santa Maria della Vittoria, a un chilometro dall’abitato, restaurato nel 1707.

TRADIZIONI

Le manifestazioni che si svolgono a Gambatesa nel corso dell’anno sono molte. La festa del Santo Patrono si celebra il 24 agosto; la rappresentazione della Sacra Famiglia il 19 marzo, la processione e la benedizione degli animali in occasione della Festa di Sant’Antonio del 13 giugno; l’ultima domenica di luglio si celebra la festa della Madonna delle Traglie, legata alla festa del 15 agosto dedicata alla Madonna dell’Assunta, per auspicare un buon raccolto; la festa dell’uva ad ottobre. Ma probabilmente la tradizione a cui si è maggiormente affezionati è quella del 31 dicembre, notte in cui rivivono ‘Le Maitunate’, filastrocche augurali sui paesani, che gruppi di persone cantano girando nelle case del paese.

LE MAITUNATE

La sagra delle “Maitunate“, oltre ad essere il capodanno più antico del Molise, è la più antica e caratteristica manifestazione popolare di Gambatesa, che coinvolge l’intera popolazione. Si svolge dalla sera del 31 dicembre alla sera del primo gennaio di ogni anno, ed ha come palcoscenico le piazze, le strade, i vicoli e le soglie delle case di amici, parenti e autorità. Prima del calar del sole, per le strade c’è continuo movimento: gli antichi strumenti musicali vengono affinati e personalizzati, le ‘squadre’ completate, l’appuntamento è fissato. Giunta l’ora di cena, l’antico rito delle Maitunat’ è pronto per essere nuovamente ripetuto. Lo spettacolo può finalmente iniziare e il divertimento più puro, originale e popolare sta per essere esaltato e festeggiato.

L’antico stornello risuona ovunque e in un vortice di canti e balli, le varie ‘squadre’ si esibiscono per tutto il paese generando un’atmosfera calda, festosa e coinvolgente. Giovani, anziani, adulti e bambini si dilettano a improvvisare le Maitunat’ prendendo di mira, in modo scherzoso e canzonatorio, i padroni delle case in cui si recano. Godendo di una tacita immunità limitata ai soli due giorni della manifestazione, vengono messi alla berlina non solo personaggi pubblici della vita paesana, ma anche gente normale con qualche scheletro nell’armadio o protagonista di qualche episodio eclatante. Non c’è casa di poveri o ricchi, umili o potenti, ignoranti o dotti, che si rifiuti di ascoltare le Maitunat’ e concedere ospitalità.

Ogni cantore, accompagnato dalla sua squadra, crea le sue rime estemporaneamente secondo il suo caratteristico stile che lo contraddistingue dagli altri rendendolo unico. I più temerari chiudono l’intensa nottata a mattino inoltrato, altri alle prime luci dell’alba. Per qualche ora del mattino del primo gennaio sembra essere tutto cessato e ritornato alla quiete, ma è solo calma apparente perché nel primo pomeriggio si ricomincia: ancora musica, Maitunat’ e canzoni popolari. Tutte le squadre della notte sono pronte a sfidarsi in pubblico, salendo a turno sul palco: i cantori devono dare il meglio e sfoderare il loro miglior repertorio per ambire alla ‘Sonagliera d’oro’, che premierà il migliore, ma soprattutto per soddisfare e divertire l’esigente platea.

GASTRONOMIA

Cavatielle al sugo, pasta cavata a mano e condita con sugo di carne di maiale, rappresenta il piatto tipico del luogo.

Eleonora Mancini

 

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