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Conserve di casa: il mosto cotto. Molise a tavola

Conserve di casa: il mosto cotto

Siamo ormai giunti alla fine della bella stagione…abbiamo già assaporato qualche giornata più fredda e, considerando che l’inverno è ormai alle porte, una buona abitudine di molte famiglie è quella di preparare delle scorte invernali, dalla classica salsa alle marmellate giardiniere ce ne sono tantissime. Chi ha la possibilità di farle in casa, con prodotti genuini, è davvero fortunato perché, si sa, magari ci vuole un po’ di tempo e fatica nella realizzazione, ma il sapore sarà completamente diverso da quello delle classiche conserve industriali.

Una bella fetta biscottata con la marmellata di pesche, ad esempio, sembra quasi riportare il sole in casa in una classica mattinata invernale.

Siamo nel periodo della produzione dell’uva e dei fichi dunque oggi vi parliamo di una conserva dal sapore antico: il mosto cotto in due versioni, quello fatto con l’uva e quello fatto con i fichi detto anche mosto cotto poverello. Vediamo, dunque, entrambe le ricette di queste conserve grazie alla nostra Caterina Campajola.

Il mosto cotto

Il mosto cotto, nella tradizione gastronomica molisana, viene impiegato in molte preparazioni, sia dolci che salate oppure semplicemente sui formaggi o frutta o pane.

Qualche tempo fa era una festa quando il suo caldo profumo si spandeva per la casa e dalle finestre poi arrivava fino al cortile. Gruppi di ragazzi si presentavano con una fetta di pane per farsene spalmare un po’…e alla prima nevicata era più gustosa quella neve nel bicchiere con il mosto cotto, la cosiddetta “serbetta” il naturale sorbetto fatto appunto di neve e mosto cotto.

Lo possiamo utilizzare nei dolci ma anche con pietanze salate, ad esempio sui formaggi oppure sulla frutta.

Ricetta mosto cotto

Per ottenere tre litri di mosto cotto è necessario far bollire in un grosso caldaio dieci litri di mosto, possibilmente di uva nera matura; man mano, durante la bollitura, si restringerà addensandosi. Si conserva in barattoli ben chiusi, meglio in un luogo che non ne risenta di sbalzi di temperature.

Esisteva un altro tipo di mosto cotto fatto con i fichi chiamato mosto cotto poverello proprio perché era alla portata di tutti, quando i fichi abbondavano in quasi tutti i paesi del Molise in particolare del Larinese dove i culumbri, i vuttare e i verdesche rappresentavano un dono della natura.

Ricetta mosto cotto poverello

Lavate i fichi maturi, sistemateli in un recipiente possibilmente di terracotta ed aggiungetevi l’acqua necessaria a coprirli per due dita, ponete il tegame sul fuoco e fateli cuocere, come una marmellata, per circa due ore fino a quando si saranno completamente spappolati; mescolare di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Trascorso il tempo indicato, togliere il recipiente dal fuoco; quando il composto si sarà raffreddato versatelo un po’ alla volta su uno strofinaccio pulito e, premendo con le mani, fate cadere lo sciroppo in una pentola di acciaio inox.

Lasciare bollire fino a quando si sarà addensato e si sarà ridotto di circa un quarto; durante questo tempo rimestate continuamente sempre dallo stesso verso con un cucchiaio di legno. Per capire quando è pronto lasciate cadere una goccia su un piattino, se si rapprende allora potete spegnere e imbottigliare facendo attenzione a conservare in luogo fresco e buio.

Buona preparazione e buon appetito! Fateci sapere com’è andata scrivendoci ai nostri contatti.

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