cercepiccola
Cercepiccola - Foto Paolo Pasquale

Cercepiccola, alla scoperta del paese, della storia e delle bellezze

Cercepiccola, alla scoperta del paese, della storia, delle bellezze, delle tradizioni e dell’eno-gastronomia

Nuova puntata della rubrica #scopriamoilmolise: siamo oggi nel comune di Cercepiccola per scoprirne la storia, le bellezze da ammirare, le tradizioni e l’eno-gastronomia.

Storia

Un manoscritto datato 19 marzo 1910, redatto dall’Arciprete don Michele Petta, ipotizza che in epoca sannito-romana, una città  si estendesse sulle colline Padulatta, Filoseta, Veticaro, Piscine di Fabio, Padulo la Corte, Validea, Citerna e Vicende dell’Incontro. Tale ipotesi pare sia suffragata dal rinvenimento di alcuni reperti archeologici nei siti citati.
Riguardo l’origine del nome vi sono due ipotesi:

  • E’ da ritenersi che la città si chiamasse Celsa, dall’idea della montagna Universale che la sovrastava. Ciò è solo un’ipotesi e non vi è nessun elemento valevole che, nel 295 a.C. la celebre città di Sepino veniva espugnata dal console Lucio Papiro Cursore. Nello stesso periodo il generale di cavalleria, Fabio Rulliano, conquistò l’antica città (Celsa), alleata di Sepino. Fu probabilmente lo stesso Fabio che lasciò il nome alla contrada ancor oggi denominata Piscine di Fabio e Citerna di Fabio. Ad ogni modo è certo che nel 295 a.C. la città cadde nelle mani dei romani. Aggiunge la tradizione che l’esercito sannitico-romano, comandato da Numerio Decimo, ebbe uno scontro con l’esercito di Annibale che pronunciò il fatidico Arx Maior, Arx Minor, vicino alla città che in seguito a questo fatto venne denominata città dell’incontro. I superstiti si rifugiarono in parte sulla montagna più elevata, ove fondarono l’attuale paese di Cercemaggiore, ed in parte su una collina rocciosa più vicina (oggi Coste di S. Angelo) fondando l’attuale Cercepiccola. Della disfatta della città che diede origine ai due paesi, chiamati verso l’XI secolo Quaercus Maior e Quaercus Minor, si hanno solo congetture (Petta).
  • Più attendibili sono le notizie riguardanti la denominazione Cercepiccola dal secolo XIII al 900. Nel periodo angioino compare il nome Cerula Piccola, mentre in un documento diplomatico del 1444, viene indicata dall’ambasciatore di Modena a Napoli con la dicitura Zerche Pizola. Il nome Cerza, accostata a piccola, si rinviene in un documento a stampa del 1770. Nel corso degli anni dalla dicitura Cerza si è passati a Cercia Piccola, che compare in un atto del 1608, sino alla denominazione attuale. Ciò è avvenuto presumibilmente verso la metà del XIX secolo. Lo stemma del Comune porta una quercia nel campo. Vuole la tradizione popolare che un grande tesoro sia stato interrato alle falde delle coste di S. Angelo, nella crocevia orientale, un altro nelle grotte Pietraroia ed un terzo seppellito insieme con la figlia di un re nella sepolta chiesa di S. Angelo Sofia.

Durante il medioevo, Cercepiccola fu un feudo che passò a varie famiglie nobili fino ad arrivare ai Carafa che nel 1571 fecero costruire l’attuale Palazzo Ducale.

Cosa vedere

Da visitare, nel centro del borgo, la chiesa di Santissimo Salvatore, molto antica, in due navate, in cui sono da ammirare un’acquasantiera di pietra rosa, un quadro di Matteo Prato e una statua di Paolo Saverio di Zinno. Nella piazza vi è una fontana a tre cannelle molto antica e grande; da vedere anche il Palazzo Carafa, costruito nel 1571. Dal 1995, nei pressi del paese, è stato aperto un centro sportivo “La Cappella“, con campi da bocce, tennis e una pista di pattinaggio e rotelle dove si svolgono attività sportive internazionali.

Tradizioni ed eno-gastronomia

Buona parte degli abitanti, scesi come numero ormai sotto i mille, sono emigrati per cercare fortuna altrove ma tornano in estate per ritrovarsi nelle loro tradizioni, assistere alla festa del patrono San Donato e del Sacro Cuore di Gesù e gustare la “scarola imbottita” e “pizza e minestra” che, nel proprio paese, hanno un sapore totalmente diverso. I cercepiccolesi sono legati alle usanze e mantengono vive alcune manifestazioni o gare del passato come il gioco della “pezzotta“: una forma di formaggio che due squadre devono far rotolare seguendo un percorso; vince chi raggiunge prima il traguardo. Bella è anche la rappresentazione allegorica dei mesi durante il carnevale quando una sfilata di trentadue personaggi quasi tutti a cavallo, adornati riccamente, sfilano, recitano cantano e ballano.

Paolo Pasquale

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