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Castel San Vincenzo - Foto Pietro Iocca

Castel San Vincenzo: storia, natura e arte

Castel San Vincenzo: storia, natura e arte

Nuova passeggiata per la rubrica #scopriamoilmolise; siamo in zona Volturno, andiamo alla scoperta di Castel San Vincenzo. Foto: Eleonora Mancini, Pietro Iocca e Paolo Pasquale.

Storia

Arroccato su creste rocciose, Castel San Vincenzo nacque dall’unione di due antichi borghi e conserva, quasi intatte, le vestigia del tempo in cui l’abitato venne fondato: il medioevo. La nascita del paese è da ascrivere al X – XI secolo, ovvero al momento in cui l’abbazia di San Vincenzo al Volturno tenta di tutelare il patrimonio fondiario attraverso una riorganizzazione del territorio limitrofo. E’ in questo periodo che sono fondati i castra Castellone e San Vincenzo. Castellone si distingue per la sua vocazione amministrativa ed economica e diviene capoluogo dell’Alta Valle del Volturno. I due borghi si sviluppano e crescono in maniera autonoma. Solo nel 1928 l’unione è fissata definitivamente attraverso un decreto regio.

La nascita avvenne sotto l’egidia dei monaci fino al 1440, poi passò ai feudatari di Cerro al Volturno; gli ultimi furono i De Regina.

Cosa vedere

Da visitare in paese sono le due chiese principali: Chiesa di Santo Stefano e la Chiesa di San Martino Vescovo, non ché diversi palazzi: Palazzo Comunale, Palazzo Ex Conti – Regina, Palazzo Canone ed il Palazzo che ospita il Museo della Fauna Appenninica.

Poco fuori del paese, proprio a confine con il comune di Rocchetta al Volturno, sorge l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno con il complesso monumentale. Il piccolo nucleo crebbe ed acquistò importanza, non solo religiosa. La parte più affascinante è la Cripta di Epifanio, scoperta da un contadino caduto in una buca mentre lavorava il suo campo, ricca di affreschi.

Tradizioni ed eno-gastronomia

Numerose sono le fiere, le manifestazioni religiose e di carattere popolare e folkloristico; numerose, inoltre, sono le occasioni per gustare gli arrosti di agnello e di capretto e vari formaggi locali.

Paolo Pasquale

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