belmonte del sannio
Belmonte del Sannio | Foto Paolo Pasquale

Belmonte del Sannio

Belmonte del Sannio: in alto Molise per scoprire il paese, la sua storia, le tradizioni, la gastronomia e le curiosità

Per la rubrica “ScopriAmo il Molise”, oggi parliamo di Belmonte del Sannio, un piccolo paese immerso in uno splendido paesaggio ricco di costruzioni e monumenti di cui saremo orgogliosi di parlarne più avanti (che vanno dal 295 a.C. al XVIII secolo). Si trova a 864 metri s.l.m., affianco al torrente Sente, affluente del fiume Trigno, da cui deriva il nome del gigantesco viadotto della Strada Provinciale che collega il Molise all’Abruzzo, tra i più alti d’Europa.

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La storia

Come consuetudine introduciamo la sezione storica dei paesi con l’analisi dell’origine dei relativi nomi. Per Belmonte secondo alcuni il suo nome potrebbe derivare dal neutro latino “bellum” (cioè “guerra”, monte della guerra) oppure dal termine volgare che indica la bellezza del panorama del paese. L’aggiunta di specificazione “del Sannio”, fu aggiunta dopo l’Unità d’Italia, analogamente a Forlì del Sannio.

La prima testimonianza storica riguardo la presenza della popolazione sannita è data da Tito Livio che, nel X Libro della sua opera, rievoca la figura del sacerdote Ovio Paccio, che fece fare il giuramento sacro ai guerrieri sanniti a Pietrabbondante; a sostegno di questa fonte abbiamo la presunta tomba di Ovio, rinvenuta a Colle Sant’Angelo, come riportato dalle iscrizioni.

Nel Medioevo Belmonte era feudo dei Borrello, poi nel 1438 passò a Jacopo Caldora fino ai Caracciolo e a Carlo Tappia di cui si ricorda il palazzo baronale costruito sopra il castello di cui resta il torrione.

Cosa vedere

La maggior parte dei paesi molisani nascondono una parte più antica, costituita da vie strette e tortuose; a Belmonte il centro storico è di connotazione medievale ed è circondato da uno splendido paesaggio e ricco di costruzioni del XVI- XVIII secolo, tra i più importanti vi riportiamo:

Torre Longobarda (1000 d.C.)

Monumento costruito nel IX secolo, situato nel borgo vecchio; alcune delle caratteristiche più evidenti sono l’entrata e la relativa finestra in cima.

Palazzo dei Principi Caracciolo (1650-1806) dimora dei baroni Lemmis

Sicuramente durante la dominazione normanna e sveva il feudo rientrava nella “Terra Burellensis”, una sorta di staterello indipendente dal potere centrale dominato dai Borrello, signori di Agnone, che stabilirono il loro capoluogo a Pietrabbondante. Con l’avvento della monarchia angioina la titolarità sul feudo di Belmonte passò prima alla famiglia Cantelmo e successivamente ai Filangieri. Nella prima metà del XV secolo titolare del feudo divenne la famiglia di Sangro di Casacalenda. Durante le lotte angioino-aragonesi Mario di Sangro, che parteggiò per questi ultimi – gli sconfitti – perse la titolarità del feudo, che passò al demanio regio e fu successivamente affidato, nel 1436, a Giacomo Caldora.

Tomba di Ovio Paccio condottiero Sannita (295 a.C.)

Anche se non vi sono epigrafi, iscrizioni e segni ma solo una tradizione orale, in aperta campagna, vi è una tomba che si pensa sia stata l’ultima dimora di Pakis Uviis (Ovio Paccio), sommo sacerdote dei Sanniti. Attualmente la tomba è coperta da una lastra in pietra. Fu scoperta nel 1800 e al suo interno furono rinvenuti oggetti appartenenti ad un militare, un cinturone, un gladio e, molto probabilmente, anche un elmo di cui però non ne rimangono tracce essendo state vendute privatamente.

Chiesa madre dedicata al Santissimo San Salvatore (1600 d.C.)

La struttura è molto simile alle chiese quattrocentesche con pianta a croce latina e muratura in pietra ma con l’interno diverso essendo a navata unica. L’interno è neobarocco con reperti della vecchia chiesa: altari di San Rocco e della Concezione, statue lignee e in gesso, fra cui pregevole è quella raffigurante la Madonna del Rosario, ed il quadro della Madonna di Belmonte in San Paolo di Civitate (FG). In seguito ai vari terremoti del 1800, fu costruita nuovamente nel 1865, con la manodopera di Carlo da Pescopennataro.

Ruderi della chiesa di Santa Maria della Noce

Qui è ambientata una storia di fede legata al mondo pastorale della transumanza. Pare, infatti, che dai ruderi dell’antica Chiesa di Santa Maria della Noce, l’antica effige della Madonna di Belmonte sia stata traslata da alcuni Angeli fino a San Paolo Civitate (FG) dove si venera ancora oggi. Dunque le due località sono gemellate per via di questo antico miracolo. Come scriveva anche il dott. Tommaso Lemme nel suo libro pubblicato nel 1900 dal titolo “Il campanile – Memorie abruzzesi”, “… Alquanto già dai ruderi della Chiesa di Santa Maria della Noce, opera questa classica e ricca di possessioni e privilegi, fondata dal Conte di Montedorisio nel principio dell’anno 1000, in nome di San Benedetto e posta ai piedi di Rocca l’Abate…”; tutt’ora possono essere ammirate alcuni resti di questo monumento che in origine era di osservanza benedettina e in seguito divenne celestino.

La natura

Dal punto di vista naturalistico, come già anticipato, ci si può immergere in diversi boschi suggestivi come il bosco dell’Impero, il bosco della Difesa, il bosco di Rocca l’Abbate o il bosco delle Portelle dove addirittura è possibile stabilirsi per un piccolo pic-nic. Inoltre è possibile raggiungere la riva del torrente Sente su cui si erge per un tratto il ponte di altezza pari a metri 200.

Itinerario San Rocco-Piana delle Vacche

Dalla chiesa di San Rocco di Belmonte del Sannio si scende verso Colle di Maggio, a 726 m s.l.m., e si torna in alta quota verso la Piana delle Vacche, toccando i 1000 m s.l.m.; un percorso di media difficoltà e adatto a trekking, mountain-bike ed al turismo equestre lungo circa 6 km con un tempo di percorrenza di 1 ora e 15 minuti circa che solo il territorio di Belmonte può offrire, grazie soprattutto alle testimonianze storiche uniche della Tomba di Ovio Paccio ed il monastero di Santa Maria della Noce presenti sul territorio.

Tradizioni e gastronomia

A Belmonte del Sannio, la torcia della vigilia di Natale è chiamata ndòccia. Un rituale decisamente comune in Alto Molise, come la ‘Ndocciata di Agnone, che consiste nel far bruciare queste torce, in paese, all’imbrunire, mentre nelle tantissime borgate sparse nell’agro, bruciano davanti la masse­ria o sull’aia, creando uno scenario suggestivo nella vallata del fiume Sente. Le ndòcce, tutte singole, si lasciano consumare vicino casa, conficcate a terra o legate al muro con uno spago o con un filo di ferro, mentre i ragazzi o i giovani, a volte, ci giocano tenendole in braccio; inizialmente erano utilizzate dai paesani per farsi strada lungo il percorso da casa in chiesa per la messa di mezzanotte di Natale e soprattutto “pe scàllà re Bbambenìlle”.

Negli ultimi anni il Comitato Feste della Parrocchia Santissimo Salvatore, grazie al team composto in prevalenza da giovani, ha proposto di rilanciare la tradizione delle Feste Popolari, la vita sociale, religiosa e turistica del paese. La miglior occasione per mettere in campo gli obiettivi prefissati è la Festa Patronale di Sant’Anacleto, celebrata il 13 luglio di ogni anno.

Piatti tipici

Tra i piatti più semplici e comuni nell’Alto Molise troviamo il fiadone, addirittura una delle ricette più antiche dell’appennino italiano, composta da sfoglia a base di farina, uova, olio, vino bianco e ripiena di formaggio; un prodotto che si può trovare anche nei pastifici molisani e soprattutto in quello di Belmonte, da Euro, il forno del paese che per anni ha regalato profumi unici alla popolazione dalla loro cucina. Altre prelibatezze della cucina locale sono le lasagne a pezzi con ragù di agnello o la polenta con ragù di salsiccia.

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