bagnoli del trigno
Bagnoli del Trigno - Foto Paolo Pasquale

Bagnoli del Trigno, la perla del Molise

Bagnoli del Trigno, la perla del Molise

Borgo situato a 660 metri slm a ridosso di un massiccio roccioso che si staglia tra il fiume Trigno e il torrente Vella. Si divide in due zone, “Terra di sotto” e “Terra di sopra”. E’ chiamata dialettalmente “La Preta” ed è uno tra i più pittoreschi comuni del Molise, tale da meritarsi l’appellativo di “Perla del Molise”, questo perché il centro abitato si snoda attorno ad una ripida roccia su cui padroneggia l’antico castello.

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Bagnoli del Trigno – Foto Paolo Pasquale

Storia e origine

Sulle origini del paese si sa poco. Si ricorre a tre differenti leggende: la prima vuole che il borgo sia stato edificato da un nobile cavaliere romano il quale era solito bagnarsi “là dove le acque del Trinum sono più ricche di minerali”. Una seconda vuole che le prime abitazioni sorgessero intorno ad un complesso termale, da cui appunto il nome “Balneoli”. La terza fa risalire l’origine al periodo delle invasioni barbariche, quando due tribù per motivi di sicurezza si rifugiarono sotto la “preta”, alimentando il primo agglomerato di case che poi diverrà il rione di Santa Caterina.

Tutta la zona, durante la dominazione normanna, fu governata da Beraldo Conte di Isernia, in epoca sveva dai Conti di Molise, nel periodo degli Angioini da Riccardo di Montefusco e poi dagli Stendardo, dai Cantelmo, dai Trinci, dai Mormile nel quattrocento, dai D’Avalos e dai Sanfelice, nel XVI secolo, fino all’abolizione della feudalità.

Il paese

Per gli amanti di storia dell’arte ci sono due chiese, una dedicata a Santa Maria Assunta e l’altra, col suo campanile, quasi incastonata nella roccia, dedicata a San Silvestro, del XIII-XIV secolo, con un portale romano-gotico, finemente decorato e un edificio medievale, denominato “casa romana” che presenta all’esterno una bifora e interessanti rilievi scultorei.

Tradizioni

Come in tutti i paesi anche a Bagnoli troviamo delle tradizioni caratteristiche ancora molto sentite.

I mesi dell’anno

Il carnevale dei Mesi anticamente veniva svolto da contadini vestiti con con foggia tale da significare i vari mesi dell’anno, girando per le strade del paese cantando la canzone dei mesi. Uno dei protagonisti era Francische r’ giuller, maschera carnacialesca che assurgeva a ruolo di re Carnevale cantando Sanghe d’ Serenella con la quale dichiarava il suo sentimento per la sua amata Pacchianella. Tutto si concludeva con la sostituzione di Francisch con un fantoccio di paglia che, portato su di una scala, veniva buttato giù per una rupe o dato alle fiamme.

Infine la compagnia si ritirava in una cantina per bere vino e mangiare le salsicce e li Buttatill, frittelle tipiche del carnevale.

Frammenti d’antico

E’ il mese di agosto e, come tradizione, si celebra l’elezione dei due Sindaci, una per ciascuna delle due terre. Il duca e i notabili escono dal castello in corteo, sfilano per le strade del paese per dirigersi in piazza; qui i “capifuoco“, capifamiglia di allora, procedono con il sistema della fava e del fagiolo, all’electio sindaci.

Il corteo quindi si ricompone e ci dirige, sul calar della sera, verso la parte bassa del paese, per celebrare la festa in onore di Santa Caterina, indetta dal duca come ringraziamento per lo scampato pericolo dei briganti. Si accende dunque la festa nel borgo, ricca di piatti tipici, balli, musiche e canti, fuochi e fantasie, in piena e coinvolgente allegria.

La leggenda vuole che sin dai tempi antichi, in una notte del mese di agosto, dal castello che sovrasta la roccia posta al centro del paese, si librassero delle fate, per cui, chi l’avesse avvistata ed espresso un desiderio, lo avrebbe di sicuro realizzato. E’ giunta l’ora, dal castello ecco che esce la fata. Tutti, con la testa all’insù, esprimono un desiderio e i nostri innamorati, l’un l’altro abbracciati, lanciano la speranza del coronamento del loro segno d’amore. E’ mezzanotte, lo sposo porta la serenata alla sua “zita”: il matrimonio è ormai cosa fatta.

Lei si affaccia al balcone e scende poi in strada per abbracciare il suo amante, ma ecco che arriva il Duca a riaffermare lo “ius primae noctis“, il diritto della prima notte sulla bella fanciulla. L’ennesima angheria, per un popolo povero e sottomesso, questa volta finisce male: è rivolta, il Duca ucciso e il castello dato alle fiamme.

L’incendio al castello, rievocato da spettacolari fuochi pirotecnici, chiude la manifestazione, lasciando i nostri sposini felici e contenti, e lo spettatore ancora immerso in un’atmosfera magica e irreale, di altri tempi.

In estate hanno luogo fiere di merci e bestiame e manifestazioni di carattere popolare e culturale e non mancano le degustazioni della tipica cucina del luogo che vanta in modo speciale tre bontà culinarie: la “pizza manca lievite” (pizza non lievitata, farcita con pezzetti di carne e pancetta soffritta nell’olio), “sagne e fasciuole” e “petacce e fasciuole” fatte con pasta, lavorata dalle donne e condite con un brodetto saporito.

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