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Agnone, oggi tappa in alto Molise per conoscere un altro paese molisano

Agnone, oggi tappa in alto Molise per conoscere un altro paese molisano

Continua il tour dei paesi della nostra regione; oggi siamo in alto Molise, precisamente ad Agnone. Come ogni mercoledì scopriamo la storia, i monumenti e le tradizioni di questo bellissimo paese.

Storia

Agnone è il paese più grande dell’alto Molise e sorge su una collina su cui alcune persone, scampate alla strage da parte di legioni romane dell’Aquilonia Sannitica, lo edificarono. Dalla sua storia appare chiaro che fu tenuto da vari signori come i Radoisio, i Borrello, i Carbonara, i di Sangro etc…, perché importante per la sua posizione di collegamento con il vicino Abruzzo, anche se difficili erano i collegamenti per l’asprezza dei monti. Ci parlano della sua importanza nelle varie epoche storiche, come in quella longobarda o sveva, vari monumenti, specialmente chiese, che si trovano nel paese e palazzi appartenuti ai nobili che lo scelsero come loro residenza per l’amenità del luogo.

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Fabio Verdone

Nel secolo XI il condottiero Landolfo Borrello tornò ad Agnone con varie famiglie veneziane che vi iniziarono la pregiata lavorazione dell’oro, del rame e del ferro e da quel momento il centro fu noto per l’arte orafa, le tine di rame, le caldaie, i mastelli in ferro battuto e poi successivamente per le campane dal suono argentino che la Pontificia Fonderia Marinelli da lunghissimo tempo costruisce per le chiese di tutto il mondo.

Monumenti

Il paese si inerpica su per una prua rocciosa, con vicoli e vicoletti e ogni tanto c’è una chiesa che conserva qualche tesoro. L’antichissima chiesa di San Marco, nella zona più alta del centro, è una perla di questa piccola città d’arte, intorno ad essa, si suppone, ai tempi del Longobardi, si formò il centro abitato. Edificata nel 1144 sulle strutture di un edificio precedente è austera e silenziosa con i suoi altari barocchi e le statue in legno del XV e XVI secolo. Importante e pregiato è l’ostensorio in argento dorato opera di Giovanni da Agnone, orafo del Quattrocento.

Presso un complesso conventuale è la chiesa di San Francesco, costruita nel 1343 e rifatta nel 1732; antichi sono il portale ad ogiva, il rosone e il portale che immette nel convento. E’ arricchita dai dipinti della scuola del Beato Angelico e di Paolo Gamba, del primo la tavola dell’Assunta, dell’altro affreschi settecenteschi. Del trecento è la chiesa di San Emidio fuori dalla cinta muraria, che conserva un elegante portale gotico ad ogiva strombato, sormontato da un rosone, caratteristici dell’epoca, vari elementi barocchi quali statue lignee di Gesù tra gli Apostoli, scolpite da artisti del luogo nel ‘500, alcune sculture di Giovanni Duprè e della figlia Amalia del XIX secolo.

Settecentesca è la chiesa di Sant’Antonio con il bel campanile a tre ordini e il portale gotico abbellito da un finestrone di fattura fine Barocco. Nell’interno sono da vedere altari e dipinti del settecento. Agnone ha tante piccole chiese e tanti eleganti palazzi come quello dei Nuonno, dei d’Apollonio, dei Fioriti, che presentano elementi architettonici antichi o fatti da maestri del luogo. Belle sono anche le antichi botteghe veneziane che sono testimonianza di un’arte che ha reso famoso il paese.

Sono da visitare anche il Museo Emidiano per i vari reperti e le sculture in esso conservati e la biblioteca Emidiana, ricca di migliaia di volumi antichi, pergamene e incunaboli.

Pontificia Fonderia Marinelli

Merita un capitolo a parte la fonderia Marinelli, nota in tutto il mondo per le sue campane, produzione ininterrottamente in corso dal medioevo che ne fanno la più antica fonderia italiana e la terza impresa familiare più antica al mondo. Le sue origini risalgono al Medioevo, e la fonderia è ricordata per la fabbricazione di campane per edifici di alto rilievo quali la Cattedrale della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei e dell’abbazia di Montecassino.

Le prime campane ufficiali fuse dalla fonderia Marinelli risalgono al 1339, per opera del direttore Nicodemo Marinelli, detto “Campanarus”. Nei due secoli successivi, quando l’Italia passò nelle mani degli aragonesi, i Marinelli continuarono a fondere campane per le varie chiese e campanili che venivano edificati in tutta la penisola. Nel 1924 il Papa Pio X conferì alla famiglia Marinelli l’onore di avvalersi dello Stemma Pontificio perché potessero rappresentarlo nel volto dell’campane che continuavano a fondere copiosamente.

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Danilo Di Nucci

I Marinelli all’inizio del XX secolo furono chiamati da molte chiese di tutta l’Italia perché gli impianti per l’oscillazione delle campane erano ormai obsoleti oppure gravemente danneggiati. Quando nel 1944 gli occupanti tedeschi nazisti, da un anno in guerra civile con l’Italia, giunsero anche in Abruzzo e in Molise, la fonderia fu chiusa ed usata come quartier generale per le missioni di battaglia.

Inoltre le campane che in quel periodo erano in fase di fusione furono distrutte dai nazisti e rifuse per creare dei cannoni da combattimento. Sconfitti i tedeschi dagli statunitensi, nel 1949 la fonderia Marinelli rimase lo stesso famosa per il suo contributo, e il suo nome era ancora sulla bocca di tutti: luogo di riferimento per la fondazione di nuove campane. Nel Secondo dopoguerra italiano i Marinelli costruirono il concerto di campane per la Cattedrale di Montecassino, distrutta durante la celebre battaglia della seconda guerra mondiale, e così continuano a contribuire fino ad oggi, ogni qualvolta venga costruita una nuova chiesa, fondendo le campane necessarie per nuovi concerti.

Tradizioni

Molti uomini di cultura sono nati ad Agnone, paese amante dell’arte in genere, in cui numerose sono le attività e le manifestazioni di carattere culturale nel corso dell’anno: a maggio si tiene il Reading di poesia contemporanea, in agosto si organizzano concerti e spettacoli teatrali, a settembre la fiera del libro molisano, verso ottobre il premio nazionale letterario “Cremonese e la stagione teatrale” (Italo Argentino). In agosto caratteristiche sono le mostre di artigianato locale, le sagre e le fiere.

A carnevale ci sono sfilate di maschere e carri allegorici mentre, 8 e 24 dicembre la tradizionale “Ndocciata”, torce realizzate dalle borgate del paese che vengono portate per il corso con le fiamme vive che formano un fiume di fuoco (ve ne abbiamo parlato in questo articolo). Gli zampognari accompagnano le feste natalizie con il dolce e caldo suono delle zampogne, che si diffonde nelle strade; sono allestiti numerosi presepi artistici negli androni delle case e si svolge la rappresentazione della “Natività”, suggestiva e molto sentita.

Eno-gastronomia

Zona di montagna, quindi antica via di transito dei pastori, è ben nota per i caciocavalli, le scamorze, le ricotte, le trecce che hanno un sapore particolare, dovuto a ciò che gli animali mangiano, pascolando lungo i pendii e nelle valli. Piatto tipico è l’agnello cotto alla brace, che viene allevato nelle case coloniche, come il maiale, da cui si ricava la soppressata, conservato anticamente nelle candre, recipienti di terracotta, con la sugna, anch’essa di suino.

Rinomati sono anche i tartufi e i funghi che vengono anche conservati sott’olio e servono per preparare salse semplici ma gustosissime che si usano per condire le tacconelle, i magliatelli e i nodi di trippa, piatti che sono da gustare nelle fredde giornate invernali per le loro calorie.

Famoso è il confetto riccio di Agnone, confetto più grande del normale con superficie rugosa. Tenero e friabile. Si consuma fresco e può essere conservato sotto vuoto. Le materie prime sono: zucchero, mandorla di Avola, gomma arabica, aromi naturali. La mandorla di Avola viene cosparsa di gomma arabica per favorire la copertura con lo zucchero. Nella “bassina”(grande calderone in rame), mentre ruota, si versa lo zucchero sciroppato che cristallizzando ingrossa la mandorla e le conferisce la caratteristica forma rugosa.

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